Visualizzazione post con etichetta Leon Blavatsky. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Leon Blavatsky. Mostra tutti i post

domenica 17 aprile 2011

Ciccio Di Benedetto: quando l'ottimismo puzza di sciagura


Ehi: qualcuno si è accorto che un paio di giorni fa uno yankee ha comprato la Roma? sì, qualcuno di voi forse se ne è accorto eppure vi comportate tutti come isteriche contadine del midwest: la curva sud negli ultimi tempi ha più bandiere americane di un farmfestival in illinois. Quella cazzo di bandiera è riuscita ad entrare persino nel Roma Club Testaccio e, vi giuro, a me quella cazzo di bandiera non piace per niente. E fino a ieri non piaceva a nessuno di voi ma il tifo, si sa, è bello perché irrazionale, antideologico e incoerente e tutto quelle cose che dice persino Zazzaroni e che finiscono invariabilmente con un belato e una scossa alla frezza. In effetti ammetto che anche a me ultimamente quella bandiera sta più simpatica e Boston è la mia seconda patria dell'anima e, in fondo, credo che compreremo Pastore e inizierò ad ascoltare Bruce Springsteen  e a organizzare BBQ in cortile. Non adesso però, perdio, non adesso! Non voglio scrivere qui un post ideologicamente antiamericano pieno di incisi del tipo "gli interventi umanitari non esistono" e "il 70% della popolazione americana ammette di avere una vita sessuale compromessa da una dieta poco equilibrata", anch'io interpreto il tifo con assoluto cinismo e ipocrisia, vorrei star qui a tessere una lunga e appassionata analisi su quanto sia bello vivere lo sport (e segnatamente il calcio) all'insegna dell'antisportività e del vandalismo etico, ma forse non è questo il momento (però è una cosa che vi prometto, farò). Quindi non può fregarmene di meno che questo tizio, sbarcato a Roma con quello sconcertante maglioncino color senape, non sia originario di una località non più lontana di Rieti ma che venga piuttosto dal paese che in assoluto ha maggiormente fatto di questo mondo, il peggiore dei mondi possibili. [ma che mi sto allungando troppo con le digressioni? se è così ditemelo]. E' sotto l'evidenza di tutti che i soldi che di solito le persone investono nel calcio, nella migliore delle ipotesi, puzzano semplicemente di morto. Il fatto che la stampa etichetti Moratti, da circa 65 anni, come "un signore", "un elegante sportivo", non toglie che sia uno sporco speculatore e petroliere che, nella mia personalissima visione del mondo, dovrebbe essere condannato a morte con modalità "indigestione di Golia" (per maggiori informazione date un'occhiata a questo). Quindi, caro Thomas, se avrai abbastanza soldi da poter confinare Taddei e Perrotta per sempre in panchina, diventerai il mio migliore amico, nonostante quel maglioncino. Diomio ma lo avete visto quel maglioncino? una roba tipo Marchionne sotto peyote. Il mio scetticismo non è un maldipancia patriottico o ideologico, più semplicemente ho una fottuta paura che questo tizio non abbia un soldo e che dovremo continuare a puntare alla Champions con Taddei e Perrotta. E la mia fottuta paura è acuita non poco dal fatto che voi invece siete lì a masturbarvi e a solleticarvi con l'idea di futuri, faranoici calciomercati , e non lo fate nemmeno in silenzio. Sì, percarità, noi romanisti abbiamo passato anche di peggio (c'è qualcosa di peggio che ritrovarsi Ciarrapico come presidente?) e questo è un momento in cui si dovrebbe essere cautamente ottimisti ma, ecco, forse siamo al punto di questo post: perfavore, cautamente. Non vi state rendendo conto che con tutte questo isterismo di massa stiamo per metterci nella condizione di esporci, in maniera permanente, al ludibrio del mondo? No, dico, ma avete provato a prendere qualche informazione in più su questo tizio? non vi sarete mica accorti che è un palazzinaro di quart'ordine? Ok, "lui ci mette la faccia, gli altri i soldi". Devo fidarmi di uno che fa "Pallotta" di cognome? o di quell'altro che si chiama "Richard Amore", no, perfavore, non voglio arrivare a dire che tutto questo puzza, inequivocabilmente, di SOLA. Ma posso essere almeno scettico rispetto a una "cordata" in cui tutti vanno in giro con dei nickname da speed date? Poi Pallotta è uno che passa le sue giornate con l'ipad in mano a speculare sui titoli alimentari in nordafrica, a far cadere il regime del pompelmo e ad instaurare il regime dell'avocado negli stati del centrafrica (e a indossare maglioncini casual, sì, anche lui). Insomma, non mi sembra affatto uno che si possa definire "una persona affidabile", anche se già definirlo "persona" mi sembrerebbe troppo. Prudenza dunque, perché i laziali son tutti lì che ci aspettano, stanno proprio aspettando che invece di Pastore compriamo Iaquinta (e non è nemmeno un'ipotesi così remota), che invece di rinnovare Mexès rinnoviamo Cassetti (ops! questo è già successo). Due semplici cose: buttate la bandiera americana e grattatevi le palle.

Leon Blavatsky

martedì 12 aprile 2011

Etes-vous un Radical Chic?

Ceci n'est pas un radical chic

La violenza delle Etichette
da un'inchiesta del Corriere della Sera del 20 Aprile, 2014

Prosegue il nostro viaggio tra le numerose problematiche che negli ultimi tempi imperversano nel mondo dei cosiddetti "intellettuali", anche se sarebbe forse più corretto dire "diversamente intelligenti", o anche semplicemente "diversi" . Dopo che la scorsa settimana abbiamo ascoltato alcune interessanti storie dei gestori di cinema di Essay - i quali ora si dividono in pittoresche ma dignitose attività: dallo scaffalista all'impiegato in telemarketing - oggi andremo ad ascoltare cosa hanno da raccontarci due veri "addetti ai lavori", parliamo dei medici-terapeuti del CRAB (centro recupero amanti della bellezza): Ciro Scapece e Giannicola Dabari. I due uomini, sulla cinquantina, ci accolgono nel loro stravagante studio nel quartiere più "aperto" della città. Ad accoglierci, su una ispida moquette viola, un forte odore di incenso; faccio caso a diversi oggetti kitsch che ingombrano la scrivania, provenienti, immagino, da biechi negozi di souvenirs di località (più o meno) esotiche. Cercano di offrirmi dei succhi di frutta biologici ma evidentemente mi trovo costretto a declinare l'offerta, ciò che mi colpisce è che entrambi hanno la barba folta su un solo lato del viso, mentre l'altro è perfettamente liscio. E le parti dei due uomini sono opposte: Ciro ha rasato la sinistra mentre Giannicola la destra. Iniziamo a parlare anche se entrambi, prima di iniziare l'intervista, hanno ampiamente inalato etere.
I: Signori, come vi è venuta l'idea di un CRAB?
CS: L'idea ci è venuta qualche anno fa, nel 2010 eravamo entrambi psicoterapeuti junghiani ma eravamo piuttosto insoddisfatti della riuscita del nostro lavoro. Sentivamo in qualche modo la rottura del...come posso dire....
GD: Fluido empatico, forse vorresti dire
CS: Sì, grazie, nicola. Si trattava della rottura di un fluido empatico con i nostri pazienti e anche del fatto che la nostra clientela era perlopiù composta da attori, registi, scrittori che hanno in poco tempo conosciuto la rovina della loro fortuna e non poterono, improvvisamente, più permettersi i mille euro a seduta. Tutti i nostri clienti in quel periodo sono stati colti da una profonda crisi d'identità dovuta a una sempre più pressante ostilità che vedevano crescere intorno a loro. Avevano perso il contatto con il Sé; con molti di loro avevamo lavorato duramente per trovare finalmente l'anima guida e tutto si è perso così...così...
GD: ...Assurdamente
CS: No no....volevo dire...
GD: Antieziologicamente forse
CS: Esatto! sì nicola, grazie: antieziologicamente. Noi eravamo diventati poveri, al punto da non poterci più permettere il sostentamento del dromedario che accogliamo nel nostro giardino a pianta circolare. Sa, è un prodigio, vero nicola?
GD: Un vero prodigio signore, un vero prodigio. Pensi che gli abbiamo insegnato a fare i palloncini con il chewing gum e tra poco, le assicuro, sarà in grado di recitare la terra desolata a memoria...
CS: Sa, si chiama Wilson, come il pallone di Tom Hanks. Grande attore Tom Hanks, solo che si butta un po' troppo via, come Nicholas Cage, grandi attori però...
I: Sì, ehm, parlavate di ostilità nei confronti dei vostri pazienti, a cosa facevate riferimento?
CS: Vede, noi pensiamo che tutto sia iniziato dalla diffusione del termine Radical-Chic. Con quel termine e con tutto il mondo concettuale che riesce ad evocare: ll'archetipico odio per gli intellettuali e per gli uomini di pensiero in genere, ma anche solo per i semplici amanti dell'arte e della bellezza, ecco, con quel termine tutto questo  si è come radicato e ramificato all'interno di quel mondo stesso. La gente come posso dire...
GD: La gente del bel mondo
CS: no no, nicola, no. Si tratta, appunto, di gente a cui piaceva andare alle mostre, vedere i film di ozu, leggere stendahl, fare l'aperitivo, mangiare etnico. Mi riferisco a quella gente lì, la gente che amava la cultura. Quella gente lì a un certo momento ha iniziato a insultarsi a vicenda, e molto più a fondo di quanto già non facesse, i vernissage diventavano risse da capogiro, le persone andavano a teatro  solo per entrare in un'orgia di insinuazioni collettive, di odii sotterranei; come lei sa, il culmine di questa escalation di improperi verbali è stato l'omicidio di Renzo Piano con una banana avvelenata. Si è diffusa una sorta di pandemia isterica, non facevano che darsi del "Radical-Chic" a vicenda così sono tutti entrati in una....in una...
GD: "Morbosità regressiva"
CS: Sì, può andare. Vede, questa morbosità regressiva, così come la chiama nicola, è una mania di "ritorno al rudimentale", al cattivo gusto, alla volgarità; c'è un improvviso abbandono della vita sofisticata e ricca di interessi culturali che si era soliti condurre, non si fa più nulla di quanto si faceva prima per paura di essere additati come Radical Chic e si fanno invece cose di assoluto cattivo gusto.
I: cosa significa esattamente: "di assoluto cattivo gusto", non è un'espressione un po' pretenziosa? specifichi meglio ciò che vuole dire
GD: Forse ciro voleva intendere brutali, o barbare
CS: No, nicola, non è questo. Ecco, per spiegarle le narrerò le storie di qualche mio paziente, mantenendo l'anonimato di queste persone, si intende, non vorremmo...
GD: non dovremmo...
CS: non potremmo!
GD: s'intende
CS: s'intende. Le cito l'esempio del signore che chiameremo, in maniera del tutto fortuita, Signor ZETA
GD: non sarebbe meglio ICS?anzi, anzi, senti qui: Signor IPSILONICS, suona bene, ne'?
CS: Sì, sì. Allora: il signor IPSILONICS era un prestigioso attore del circuito del teatro indipendente di Rovigo e Provncia. In quel periodo stava portando in scena da mesi la replica del suo spettacolo di enorme successo, le cose andavano sorprendentemente bene, al punto che per lui si prospettava una remunerativa turnè nel ravennate. Lo spettacolo in questione, per essere più precisi, consisteva in una rivisitazione di Aspettando Godot
GD: Sa, è l'opera di Samuel Beckett, un'importante scrittore irlandese
CS: Il signor IPSILONICS era interessato al recupero dell'essenzialità beckettiana contro la verbosità inconcludente dell'ultimo post-moderno (il post-mortem del post moderno insomma). Nella sua opera i nomi originali dei personaggi erano stati sostituiti dai nomi dei personaggi di Friends e il cane (Lucky) era sostituito da un lemure (Chandler).
GD: non credo che questo interessi al signore
I: in effetti potrebbe arrivare al dunque
CS: sì, d'accordo.Al signor IPSILONICS sono iniziate ad arrivare diverse ed inquietanti minacce. Al bar iniziarono a preparargli il caffè macchiato freddo, quando tutti ben sapevano come il signor IPSILOICS bevesse solo caffè macchiato caldo e non tollerasse affatto il caffè macchiato freddo. Per non parlare dello stalking subito a casa
GD: una roba agghiacciante signore, agghiacciante
CS: agghiacciante. La cassetta postale era ogni giorno ricolma di volantini con la faccia di Zequila, trovò il telecomando privato del terzo canale, Un giorno il signor IPSILOICS scese le scale del suo condominio, controllò la posta e cosa trova?
GD: non mi ci far pensare ciro, non mi ci far ripensare
CS: sì, trova una cassetta di over the top in lingua originale. Il signor IPSILONICS sospese la sua turnè, fu costretto a una spaventata reclusione, le sue giornate erano ormai scandite da caffè macchiati freddi e feroci crisi di identità. Iniziò a guardare rete4, i telefilm americani della mattina. Si segnò in palestra. Dopo qualche mese la sua vita era  trasformata: trovò impiego come magazziniere (nonostante il master in arti e scienze dello spettacolo); si tatuò il nome di sua madre sull'avanbraccio e abbracciò un vocabolario misero, ridotto ai minimi termini, che faceva largo uso di parole come "sbraco" o "teribbile". Fortunatamente un suo vero amico ci ha segnalato il suo caso e siamo intervenuti noi, lo abbiamo salvato poco prima che sostenesse l'ultimo provino per entrare in un noto reality televisivo, oggi vive nel nostro centro e sta riprendendo lentamente le forze, ma non è affatto facile.
I: in cosa consistono le vostre cure?
GD: humpf
CS: beh. le nostre sono cure particolari; abbiamo l'abitudine di far seguire a ciascuno il proprio singolare e stringente programma di cure. Ad esempio il signor IPSILOICS effettua delle sedute, che possono durare dalle 10 alle 16 ore, di visione del decalogo. Inoltre, sempre per mantenerci sul suo esempio
GD: sì, mi sembra paradigmatico
CS: il signor IPSILOICS deve seguire qui una sua precisa dieta: principalmente composta da pane vecchio e pesce toro; da bere tisana all'ortica la mattina, non zuccherata naturalmente, e porto durante i pasti. Alla domenica anche delle pastarelle al pranzo, ma rigorosamente vuote.
GD: La scorsa notte ha avuto delle visioni nel sonno, gridava convulsamente di non volere assolutamente il Gari sopra il Temori
CS: Sì, gridava una cosa come: "Nemmeno quella contadina di Linsday Lohan arriverebbe a mettere quel cazzo di Gari sopra il Temori! signori questo è un affronto, chiamatemi un responsabile!"
GD: Capisce, questo è un segno evidente di guarigione
I: Si capisce. Signori grazie per la vostra testimonianza
CS: Dovere
GD: Non vuole vedere il dromedario?
I: Meglio concludere qui
CS: Le assicuro che è straordinario, Giannicola prendi un chewing gum
I: Signori grazie ancora
GD: Almeno prenda una mentina

Mi trovai costretto a rifiutare quelle che, dentro un recipiente di vimini, avevano tutto l'aspetto di noci.

Leon Blavatsky

lunedì 7 febbraio 2011

24a Giornata di Campionato. Improvvise e Scoppiettanti sorprese.


Leonardo 10: Non esiste uomo su questo pianeta che riesca come lui a farmi venire la voglia di spaccare il televisore con un volume a copertina rigida dei Fratelli Karamazov. Come penso non esista alcun brasiliano al mondo che riesca ad utilizzare "Bon" come interiezione. Come al solito arriva sbavando ai microfoni, avido di viscidume e buonismo nauseante:
- "Bon, voglio innanzitutto congratularmi con la Roma che è la squadra migliore del campionato. Bon, noi abbiamo fatto una buona partita ma niente rispetto a loro che sono belli e bravi ma hanno sfortunatamente perso. Vucinic può vincere il pallone d'oro e io penso che la questione delle adozioni per le coppie omosessuali sia un qualcosa da riprendere in considerazione. Bon, anche se effettivamente i cattolici hanno tutte le ragioni del mondo per protestare perché il bambino ha bisogno di due figure complementari e poi i cattolici sono i cattolici migliori del mondo, senza dimenticare i gay. ah dimenticavo, bon: Andreotti verrà ricordato sempre come una brava persona. In quanto alla partita...bon...è stato il miglior Inter-Roma di sempre: quello con più gol
- ehm, non è vero mister
- Bon, sì quello con più gol, la partita più spettacolare di sempre, io stavo masturbandomi in panchina nel vedere quello spettacolo pur stando vicino a tutti quelli che son contrari a tutto questo genere di cose e bon...
- mister le stavo dicendo che non è l'inter roma con più gol c'è stato un 5 a 4 con Zeman e un 6 a 2 della roma sull'inter con spalletti
- Bon, avrete anche le vostre ragioni, ammetto che siete dei giornalisti fantastici, i migliori di sempre. 8 gol in un Inter Roma non si erano mai visti, Ronaldinho tornerà quello che tutti conosciamo e amiamo e un saluto a Teocoli, sempre Forza Milan Teo!
PRETE! PRETE! E PRETE!
Amauri 9: Dopo due anni di sofferenza alla Juve, fischiato e contestato, chiede delucidazioni a mister Delneri. Capisce una volta per tutte che Zamparini a Palermo gli spiegò male le regole del calcio. Si sente ingannato e tradito, passa così i primi mesi del campionato in preda a profonde crisi esistenziali e dubbi circa il suo futuro. Si ritrova a valutare tre bizzarre ma allettanti offerte:
1. su proposta della stessa Lidia Togni arruolarsi nella squadra dei suoi fantastigliosi trapezisti, la situazione lo stimola ma non è convinto di poter essere in grado di tagliarsi i capelli.
2. Fare da cavia per i prossimi shampi della Garnier, azienda che pare abbia inventato una innovativa soluzione a base di Saccarina, Pompelmo, tuorlo d'uovo, coca-cola e Nesquik, in grado di farti diventare i capelli esattamente come quelli di Amauri.
3. Su chiamata del suo primo maestro di ju jitsu, tornare a far parte della sua vecchia nazionale federale di ju jitsu dello stato del pernambuco. Decide per quest'ultima ipotesi ma si ricorda di aver scelto ormai la nazionale italiana e non potrebbe più partecipare a nessuna gara. Quando ormai l'amarezza e la disperazione sembrano sopraffarlo arriva finalmente la chiamata giusta: il Parma, squadra costruita col preciso scopo di andare in serie B con gli scarti della Juventus, lo vuole con sé. Pare che nel caso l'impresa riesca il ds Leonardi potrà vincere la vita di 40 maggiorate nordafricane messe in palio da Lele Mora (naturalmente il presidente Ghirardi non ha voce in capitolo, essendo lui mero frutto di un complesso sistema ologrammatico ispirato al mago pancione).
Leonardi lo assicura che potrà tornare a giocare come sapeva fare a Palermo - per essere più chiari: potrà tornare a giocare con le regole del  Beach Soccer. In questo modo domenica torna al gol insaccando la palla dopo una delle circa 24 rovesciate tentate nel corso della partita, con le solite movenze di un Bolle in diarrea prestato al calcio. Viados.
Loria 8: Lo sceneggiatore di Romanzo Criminale gli aveva cucito su misura un nuovo personaggio: Er Capoccione, vecchio e tenebroso boss della mala romana che ha per anni sfornato pane fatto con la cocaina al posto della farina, senza mai rendersene conto, nel suo forno di Garbatella. Personaggio dall'interiorità tormentata e con una vaga propensione alla necrofilia dovrà essere uno dei punti di forza della prossima serie. In procinto di abbandonare i campi di calcio Ranieri lo richiama in squadra a causa della 19esima espulsione stagionale di Burdisso-Escobar e anche perché Loria sembra ben adatto alla sua idea di calcio come diverissement palazzeschiano. E' un ritorno col botto il suo: da quando calca il terreno di gioco iniziano a piovere tiri e dribbling nell'area giallorossa, si fa saltare sisematicamente da Nagatomo e segna in caciara la rocambolesca rete del 3 a 4. Sabato c'è il Napoli, Er Capoccione può aspettare. Ci sei mancato.
Ranieri 3: Uscirà tra poco nelle migliori librerie il suo volumetto dal titolo "Approssimazioni a un grado zero della tattica. di come rendere la tua squadra di calcio il giappone di Holly&Benji"; libro scritto in collaborazione con Cicoria Tempestilli e Tzvetan Todorov, eminente strutturalista bulgaro. Nel suo libro Ranieri dà delle indicazioni essenziali e pratiche per far sì che la tua squadra sia così allungata da dare l'impressione di trovarsi su un campo da gioco vasto quanto l'arizona; la premessa essenziale è naturalmente quella di avere in attacco dei giocatori il più simili possibile al tridente Mark Landers, Tom Becker, Holiver Hupton. Ruoli ricoperti nella Roma da Borriello, Menez, Vucinic. Lui si diverte, è felice nel vedere nella roma l'applicazione pratica delle sue teorie dell'anti-tattica. Realizzato.
Eto'o 2: Strozzati!
Zarate 1: Uno tecnico per un Zarate al rientro dalla squalifica.

Nota per il lettore: Questo pagellone è stato pubblicato oggi in forma particolare e ridotta. La causa, il lettore forse lo capirà da sé, è la assoluta significatività grottesca delle cose accadute in questa giornata di campionato.

Leon Blavatsky

sabato 5 febbraio 2011

Giangiacomo Feltrinelli: tutto ma non un elettricista



Giangiacomo Feltrinelli nasce miliardario a Milano, nel 1926. Nel 1935 viene prematuramente a mancare il padre e lui fa in tempo a diventare abbastanza grande per capire che la madre ninfomane si sbatteva tutti i gerarchi fascisti che bazzicavano Milano.
Giangiacomo - d'ora in poi Osvaldo (così amavano chiamarlo gli amici) - ha alle spalle una famiglia di origini nobiliari e il padre, Carlo, è presidente di svariate società di strozzinaggio, fra cui il Credito Italiano, Edison e una società di legname leader nell'unione sovietica, forse un presagio.
Nel 1944, con la mamma che inizia a dare i ricevimenti privati in una villa dell'argentario, Osvaldo, stufo di sentire ululare nella stanza accanto, decide di passare i propri pomeriggi nel comitato di liberazione nazionale. E' come se fu l'antifascismo a scegliere lui e non il contrario, direbbe uno bravo. Chissà perché il rapporto con la mamma non si rimarginerà più del tutto e molti psichiatri si affanneranno a leggere la sua vita come una continua ricerca di compensazione delle due figure genitoriali. Fatto sta che Osvaldo trova un'altra famiglia un anno più tardi: si iscrive al partito comunista al quale verserà, inoltre, ingenti contributi finanziari (che servirono più che altro al tentativo di trapianto-baffi di Togliatti, mai riuscito del tutto). Nel 1947 tenta di finanziare una serie cinematografica dal titolo: Peppone, un uomo del popolo. Tentatativo di riabilitazione della figura di Peppone dalle terrifiche vessazioni subite dalle sceneggiature di Giovannino Guareschi, per l'occasione Osvaldo ingrassò di 20 chili per tentare di interpretare lui stesso Peppone-Gino Cervi. Il film fu sequestrato dagli stessi organi interni del partito comunista perché pare che Osvaldo si dimenticò di togliere le Church's dai piedi durante le riprese.
Degli anni che passarono tra il 1947 e il 1954 si sa poco, c'è chi dice lavorasse al progetto di apertura delle catene di autogrill in italia, i meno maligni dicono invece di averlo avvistato sulle rive del Don a praticare la pesca a mosca cantando le canzoni di Charles Trenet.
Nel 1954 Osvaldo - d'ora in poi "Il Giaguaro" (come simpaticamente lo chiamavano i suoi servi - fa il suo ritorno sulle scene con la solita barca di soldi nella valigietta e un'enorme confusione su come utilizzarli. Incontra Valerio Riva che un giorno, tra un bicchierino e l'altro, gli confida: "E fémene ga' bisogno de do animai: un toro in leto e un musso che lavora". Chissà perché il Giaguaro di quel veneziano capisce soltanto: "Che ne diresti di aprire una casa editrice?". Detto fatto, pochi mesi più tardi il Giaguaro e la Feltrinelli editore sono sulle scene con Il Gattopardo e Il dottor Zivago. Qualche mese dopo Il Giaguaro, alla notizia che il libro di Pasternak fu in realtà censurato nell'unione sovietica, decide per il suicidio rituale; quando gli spiegarono in che consistesse lasciò perdere. La casa editrice inizia a fare affari, i libri vanno bene e il giaguaro per la prima volta inizia a non spendere soldi, ma a farli. Questo gli causa una irreversibile crisi, lui, che voleva essere uomo del popolo si ritrovava sempre più ricco, dunque si trovava costretto a mostrarsi sempre più comunista. Inizia a presentarsi in redazione a bordo di una citroen nera con le portiere scassate, la quale, facendo un rumore infernale, avvisava tutti dell'arrivo del capo con una mezz'ora di anticipo. Scendeva da questa citroen con dei vestiti sciatti e volgari che lo facevano rassomigliare a un piccolo Lenin abbigliato come Oliver Twist. Sentendo la colpa crescere dentro di sé decide, in quel periodo, di organizzare delle cene di redazione nelle quali la portata principale era costituita dal cosiddetto "Gateau di Surplus", Giangiacomo spartiva il surplus del suo guadagno con i dipendenti, al punto di farglielo mangiare in un rito semi-eucaristico. Da quel momento in poi l'abitudine di ingurgitare i soldi guadagnati sarà una costante nella sua vita, tanto che pochi anni dopo pubblicò per la sua casa editrice un manuale dal titolo "I 37 modi di cucinare le 5mila, manuale d'uso". Ha il tempo per fare un salto a Cuba per salutare i suoi amici Che Guevara e Fidel Castro e decide che bisogna fare qualcosa di più per il comunismo. Si ricorda che vicino l'Italia c'è una strana isola popolata da pastori e donne baffute, gente che parla una lingua arcana. Decide di correre in Sardegna e prendere contatti con i gruppi indipendentisti locali, è il 1968. Il Giaguaro vuole rendere la Sardegna la Cuba d'italia, eden del comunismo italico. Luogo di rifugio politico per donne baffute e semianalfabeti, per i noiosissimi Althusser e Frida Kahlo, per il nasuto Sanguineti e per quel ciccione di Carlo Levi.  Sarebbe stata un'isola sicuramente divertente, peccato che i servizi segreti corrompono tutti i briganti locali e sventano la rivoluzione rossa. In quegli anni l'ossessione per un possibile golpe fascista è insostenibile, il Giaguaro trascorre le sue nottate davanti la porta di casa, coperto da sacchi di farina, con un winchester in mano. Inizia a regalare soldi a tutti gli uomini che indossano una sciarpa rossa e a quelli con l'Unità sotto il braccio. La polizia, in tal senso, non ci mette niente a sospettare di lui per la strage di piazza fontana e a perquisirgli la casa editrice: trovano di tutto, il Giaguaro aveva finanziato in clandestinità qualsiasi gruppo estremista che avesse almeno la falce o il martello vicino la sua ragione sociale, ma non lo possono arrestare, non hanno prove, allora decide bene di fondare lui stesso un gruppetto di simpaticoni eversivi: il GAP (Gruppo d'Azione Partigiana), paramilitari dalla radicata convinzione che Togliatti avesse ingannato gli italiani non permettendo la rivoluzione e sostenendo che il colore del comunismo fosse il rosso e non il giallo, come loro credevano.
E' 14 Marzo 1972, alle 10 del mattino viene rinvenuto il suo corpo sotto un traliccio elettrico di Segrate, accanto a un carico di dinamite e insieme a una falsa carta d'identità riportante il nome di Vincenzo Maggioni. Nel tentativo di staccare la corrente a tutta Milano tocca i cavi sbagliati e finisce fritto, a Segrate, forse tradito da un certo Gunter, bombarolo ufficiale dei GAP.

<<Un rivoluzionario è caduto
. Lo dipingono ora come un isolato, un avventuriero, come un deficiente o come un crudele terrorista. Noi sappiamo che dopo aver distrutto la vita del compagno Feltrinelli ne vogliono infangare e seppellire la memoria – come si fa con i parti mostruosi. Si, perchè feltrinelli ha tradito i padroni, ha tradito i riformisti. Per questo tradimento è per noi un compagno. Per questo tradimento i nostri militanti, i compagni delle organizzazioni rivoluzionarie, gli operai di avanguardia chinano le bandiere rosse segno di lutto per la sua morte. Un rivoluzionario è caduto>>.
Potere Operaio

Leon Blavatsky

lunedì 31 gennaio 2011

22a Giornata di Campionato. Tristi Speranze e Rapporti di Forza.


Juvinciale 10: Sempre sulla cresta dell'onda. Illusa dal solito gol assurdo di marchisio, viene scherzata dalla squadra tecnicamente più forte di turno: L'Udinese. Acquistano in estate Martinez per dodici milioni e ora si ritrovano con un fondo cassa che gli permette al massimo di cercare di convincere Pessotto, Birindelli e Fabrizio Ravanelli a tornare a giocare per colmare le lacune tecniche. L'unica notizia positiva è la partenza dell'atletadicristo Nicola Legrottaglie che, a parte la grande presenza spirituale, limitava il suo apporto a un corteggiamento al giovane Sorensen in allenamento.
Paletta 9: Forse troppo spudoratamente brutto anche per entrare nel pagellone. Ma oggi, con un San Pellegrino che tira il fiato, Paletta è l'assoluto protagonista della giornata. Bastano un assist per gli avversari, un rigore causato e un autogol? Il Genoa, inoltre, riesce a fare tre gol in una sola partita, impresa che non gli riusciva da quando si poteva permettere di schierare nel suo reparto offensivo un certo Cosimo Francioso. Sconfitta meritata comunque per un Parma che potrebbe anche smetterla di comprare giocatori dai nomi come: Ze Eduardo, Dzemaili, Angelo, Toni Calvo e, appunto, Paletta.
Kozak 9: Il supereroe prodotto nei sotteranei di Formello continua la sua implacabile ascesa, tutta fatta di super-poteri messi a punto dal Bahab Puji (il mafio-santone che accompagna spesso Lotito sugli spalti) e tenuti scrupolosamente segreti da Reja, ma che stiamo piano piano imparando a riconoscere. Tra gli effetti speciali che consegnano questa vittoria alla Lazio menzioniamo, tra gli altri, il Nichilistico-Tiro-Annulla-Portieri e l’Incornata-Sadica. Il primo sfoggiato, quest’oggi, ai danni di Boruc, nel rigore guadagnato dallo stesso super-ariete al 68’ minuto, consiste nel trasmettere via onde neurali l’immagine mentale delle drammatiche conseguenze dell’eventuale e infortunoso contatto tra il corpo del portiere e la palla calciata con forza inaudita, convincendolo così a fingersi spiazzato e a lanciarsi dal lato opposto; il secondo, che punisce per la seconda volta in cinque minuti l’infelice portiere viola, il quale, rotolando a terra nel tentativo di intercettare l’assist di Sculli, si risparmia almeno la visione orrorifica del capoccione ceco che assume dimensioni e forma mostruose nell’esercizio del suo super-potere. Si guadagna, tra l’altro, la gratitudine di entrambe le tifoserie per aver miracolosamente virato gli esiti di una partita bella come il culo flaccido del Silvione nazionale.
Bega&Zambelli&Zebina&Mareco 8: Gino Corioni, presidente del brescia e instancabile produttore di water e copritavolette, ha scommesso con Emanuele Filippini la testa di suo fratello che riuscirà a salvare la squadra nonostante questa difesa. Oggi non gli è andata troppo bene: con la mobilità di un comodino, Mareco ha fatto passare in velocità Pellissier e Constant che, camminando, hanno divorato la porta bresciana. Su Zebina, augurandoci che la sua galleria d'arte di Milano vada per il meglio, c'è poco da dire.
P.s. Si è recentemente scoperto che i gemelli filippini improvvisavano ardenti gang bang con la moglie di Corioni nella sede del club.
Kroldrup 7: Ha già dichiarato che una volta appesi gli scarpini al chiodo sostituirà Filippa Lagerback come annunciatrice a Che Tempo che Fa, su proposta di fabio fazio e con l'assenso di Mauro Masi. Nel frattempo spara le ultime cartucce di una carriera costantemente vissuta tra bassi e bassi; verrà ricordato anche per l'inaudita malasorte che porta nel reparto difensivo delle squadre in cui milita, le quali, una volta arrivato lui, perdono sistematicamente il loro pezzo pregiato per infortunio e sono costrette a schierarlo titolare. Oggi non riesce a chiudere la velocità straripante del brevilineo Libor Kozak, causando il rigore che spiana la strada alla sconfitta di una fiorentina sempre più triste. Ridateci Riganò.
Gonzalez 7: Non giocando nel ruolo che gli è più congeniale, si reinventa buttandola sul ballo. Anima la fascia destra a colpi di samba, riuscendo spesso a raddoppiare sugli avversari, si scatena in indemoniati twist efficacissimi in fase di interdizione e in finale di primo tempo si lancia addirittura in un assolo verso la porta con tanto di grand jeté, che si conclude con un bel tiro di destro, respinto, però, dall’altrettanto acrobatica parata di Boruc. Dirty dancer.
Bologna-Roma 7: Nella tempesta di neve di Bologna un impassibile arbitro Jack Frost non vede alcun motivo per non iniziare la partita. Senza pallone rosso - e con la roma scesa in campo con maglie rigorosamente bianche  - si dà il vita a 16 minuti di pura comicità e crisi cognitive. I giocatori, sempre più simili a cricieti impazziti, dopo aver perso il pallone senza che nessuno se ne accorgesse, iniziano a girovagare per il campo vivendo delle esperienze di derealizzazione che saranno analizzate da un equipe di filosofi, biologi e antropologi, i quali avranno inoltre l'ardito compito di stabilire se il calcio sia esportabile su mercurio o meno. Un urrà per la scienza dunque, dispiace solo per un piangente Rodrigo Taddei che, visibilmente terrorizzato dalla situazione, ha trascorso i sedici minuti di partita dentro il costume di Balanzone (mascotte della squadra felsinea).
Mark Peter Gertruda Andreas van Bommel 6,5:
"Veramente un personaggio insopportabile, da ammazzarlo appena nato"
La signora Van Bommel su suo figlio
Oggi viene espulso all'esordio in campionato. Augurandoci che sia la prima di una lunga serie. Benvenuto!
Palacio 6,5: Fratello minore di Manu Chao collabora con lui nella stesura del primo album della Mano Negra e nella creazione del genere "Patchanka". Abbandona il gruppo perché confessa a tutti di essere di estrema destra e fugge in spagna dove cerca di ricostruirsi una nuova vita. Viene però scovato dagli indipendentisti baschi che, riconoscendolo, gli trapiantano nel sonno quell'orribile ciuffo di capelli che lo contraddistingue. Viene assunto come magazziniere del Genoa, incarico ricoperto fino a quando Gasperini non si accorge che è più forte di Sculli e si può tentarlo in campionato. Oggi semina il panico nella difesa del parma riuscendo a percorrere con straordinaria velocità tutte e tre le fasce, contemporaneamente.
Mauri 5,5: Cenerentolo. La mezzanotte sembra scoccata, la carrozza è tornata zucca e l’abito da sera di nuovo stracci vecchi. Dopo un girone d’andata in cui il pubblico lo osservava sconcertato recuperare palle, creare gioco, addirittura far gol con una classe a dir poco principesca, la cui unica spiegazione, dopo anni appannati in casacca bianco azzurra, sembrava essere l’uso di sostanze molto stupefacenti o lo scambio con un gemello fin ora imprigionato in qualche sottoerraneo milanese, eccolo finalmente tornare alla condotta che più gli compete. L’incantesimo è finito. L’unico guizzo è sul pallone intercettato e servito a Sculli nell’azione del raddoppio: mentre corre qualche ultimo luccichino fatato gli brilla ancora intorno ai piedi. Dopotutto, con quel visetto, può ancora sperare nell’arrivo di un bel Principe Azzurro.
Lijaic 5: L’aspetto da giovane marmotta svizzera dall’identità sessuale ancora indefinita di Lichtsteiner lo confonde, tenta per tutto il primo tempo di ipnotizzarlo con il suo sguardo da cucciolo imbronciato, continuando a piroettargli intorno suadente e provocante, creando, così, talmente tanto fumo finendo per inebriare solo i suo già fin troppo spaesati compagni. All’inizio del secondo tempo scompare dal campo: papà Sinisa gli avrà rinfrescato, con un coltello tra i denti e l’occhio iniettato di sangue, le folkloristiche pratiche che gli zingari riservano ai tipi gai come lui, invitandolo caldamente a rimanere in panchina.
Cerci 5: Il Thierry Henry di Valmontone oggi si prende di diritto la fascia sinistra della Fiorentina, purtroppo passa il primo tempo a cercare di risolvere le evidenti difficoltà arrecategli dagli inconfondibili capelli di Anna Mazzamauro. Nel secondo tempo opta per una gradevolissima fascetta ma è ormai in confusione.
Gianni Riotta 4: Ospite della domenica sportiva si presenta stranamente senza cravatta nera slim ordinaria da broker che ha appena mandato in bancarotta 5 diversi stati africani. In compenso non può fare a meno di citare il world business forum, Miccichè e a spiattellare un paio di anglismi per ogni frase pronunciata. Finisce per definirsi "uomo del sud". Prete.
Ledesma 4: Qualcuno aiuti quest’uomo. Domenica scorsa lo abbiamo lasciato vagheggiante tra deliri cosmici e ricerca dell’essenza. Oggi, evidentemente, sconta in campo i postumi dell’uso smodato di funghi allucinogeni. Sappiamo bene che la droga è un problema sociale, ma quello che dovrebbe essere l’uomo chiave della sua squadra non può continuare a ciondolare per il campo blaterando di suicidio e nausea dell’esistere, a sbagliare gli appoggi ai compagni sganasciandosi dalle risate per avrerli scambiati per elefanti rosa in tutù, mancare appositamente i passaggi, in preda ai deliri di persecuzione. I tifosi chiedono che la società intervenga. Narcotizzato.
Gulan 3: Il pluricampione europeo di football manager Pantaleo Corvino non poteva fare a meno di lui sulla fascia sinistra del suo lecce che vinceva la Champions nel 2016. Pensa bene così di portarselo anche alla Fiorentina nella realtà. I valori sono ancora bassi (solo un 20 in temperamento) ma può crescere.
Ranieri 3: Nemmeno oggi che la sua squadra non ha giocato è riuscito a risparmiarci le sue patetiche frasette del dopopartita: "Dopo un pò è venuto il quarto uomo e mi ha chiesto "Mister che cosa ne pensa?" e io ho gli ho risposto che avevo un pò paura perchè ci vuole un non nulla per farsi male e sfiorare il dramma; per cui ho detto "se è possibile vorrei interrompere".
Pazzini 2: Dopo aver annunciato che l'arrivo all'inter "è un sogno che si realizza" - confinando per sempre nella oscena provincialità senza onore squadre come Sampdoria e Fiorentina - oggi entra nel secondo tempo a rilevare un irrefrenabile coutinho (qualcuno spieghi all'inter che nonostante sia il figlio di thiago motta non è obbligatorio metterlo in campo). Ci mette 5 minuti a segnare con una girata di destro. Dopo altri 10 minuti, a cavacecio di un invisibile matrix materazzi, realizza il secondo goal di testa, dall'altezza stimata di 4 metri e 12. A suggellare l'arrivo interista serve però la zozzata finale: la simulazione che ribalta definitivamente il risultato. Neofita.
Cavani 1,5: Mette a segno il 15, 16 e 17esimo gol del campionato senza alcuna vergogna. Continua a mettere in porta ogni singola palla che sfiora senza alcun pudore, lo stesso poco pudore con cui si ostina ad indossare l'apparecchio da quando è arrivato in serie A. Nella speranza che un Von Bergen di turno lo abbatta.
Zarate 1: 1 tecnico per zarate squalificato, in attesa che scenda in campo.

Leon Blavatsky&Sophia Belbo

lunedì 24 gennaio 2011

21a Giornata di Campionato. Lieti ritorni.


El Cholo Simeone 10: Chi sentiva la sua mancanza?
Nato nel 1970 dall'accoppiamento tra un viados argentino, una suricata e un ministro democristiano a caso, transita nel campionato italiano tra il 1996 e il 2003 cercando di spargere i semi dell'antisportività. Caratteristica l'entrata "a trinciapollo" da lui coniata. Nel 2003 con un suo sputo fa ammalare di sla il povero stefano Borgonovo, ricercato dalla polizia decide di fuggire e tornare in SudAmerica, prima come venditore ambulante di burritos, poi esponente di spicco del cartello narcos "el grande", inonda di cocaina le feste della Florida. Costituitosi al governo argentino viene graziato dal presidente Kirchner che gli fa sperimentare il nuovo programma di recupero per ex-narcos e lo manda ad allenare l'estudiantes. Corrompendo e minacciando arbitri e giocatori vince il campionato. Cristina Kirchner lo premia inviandolo come allenatore al Catania, altra squadra facente parte del programma di riabilitazione governativo; composta per la quasi totalità da galeoti ed ex narcotrafficanti argentini.
Esordisce sabato con una sconfitta per due a zero contro la corazzata parmense. Bentornato!
Amauri 9: Sempre e comunque uno dei miei preferiti. Si muove con le solite movenze di un Aldo Busi costipato. Colto da improvvisi attacchi di saudade si ferma immobile facendosi trovare in fuorigioco in maniera sistematica. Divora 4 occasioni, perde dai 18 ai 22 palloni e fissa, inequivocabilmente, il risultato sullo zero a zero.
San Pellegrino 8,5: Insieme a Di Vaio il bomber più in forma della serie A. Dopo la magia di tacco della scorsa domenica, oggi con una rapace spaccata infila il secondo goal consecutivo. Sempre nella sua porta.
Arcari 8: Operaio cassaintegrato della Fiat, stabilimento Mirafiori, reparto verniciatura; da quest'anno nel tempo libero fa il portiere del Brescia e ieri esordisce piazzando un campo magnetico sulla riga della sua porta. Para l'impensabile fino a quando, al novantesimo, non viene beffato sul suo palo dalla punizione di Bovo, un difensore centrale intelligente come un mulo e due volte più brutto. Tragico.
Di Vaio 8: Continua a tenere una media gol che sfiora quella di Silvio Piola e se giocasse sino ai 52 anni (cosa che il buon Silvio fece) sicuramente lo raggiungerebbe, per ora si accontenta di superare, nella classifica di tutti i tempi, Pierino Prati e Abel Balbo. Se non ti chiami Silvio non hai mica il dono dell'eternità.
Inler 7,5: Praticamente un trattore. Con l'ausilio dei suoi lacché (o bracci meccanici), Asamoah e Pinzi, si divora il centrocampo dell'inter con una facilità imbarazzante.
Peccato sia ricercato dai leghisti friulani che lo ritengono un esponente di spicco di Al Qaeda. Muslim.
Mexès 7: Da quando ha iniziato ad assumere ormoni in quantità abnormi ha una condizione fisica straripante, segnalata da un collo grande come tutto simplicio. Annienta e azzera qualsiasi velleità offensiva del Cagliari facendo cadere gli attacanti anche con un solo ammicco. Bufalino.
Ficcadenti 7: Bello e dannato. Subire la terza sciagurata sconfitta di fila, nonostante un primo tempo scoppiettante contro un Milan falcidiato da infortuni e misteriose sparizioni (ovvio risultato di riti wodoo di magistrati e giornalisti bolscevichi), gli conferisce uno sguardo ancora più tetro contorniato dal ciuffo scomposto in perfetto stile dark wave e lo conferma sempre più come icona saturnina del campionato.
Ramirez 6,5: Dopo Kenneth Anderson, unica intuizione di mercato del Bologna negli ultimi 45 anni. Segna con un capolavoro di sinistro il gol del pareggio e passa il resto della partita a dileggiare, con una nonchalance a tratti irritante, l'intera retroguardia biancoceleste.
Robinho 6: Continua ad agitarsi tarantolato in area e a mettere alla prova la resistenza fisica di Antonioli a forza di pallonate. La miriade di conclusioni che tenta, ma che vengono puntualmente respinte dal portiere, lascia spazio al sospetto di un malizioso giochetto sado-masochistico tra i due, vista anche l’aria promiscua che si respira in casa Milan.
Traorè 5,5: Finisce casualmente in campo a causa di un errore di Delneri nella trasmissione della formazione. Accortosi dell'errore lo sostituisce dopo quattro minuti con un barbuto Fabio Grosso. Riuscirà persino a farsi rimpiangere.
Matri&Acquafresca 5: Perfetti per interpretare Marco, fidanzato della principissa Sofia in piccolo grande amore, oggi passeggiano per l'area dell'olimpico vanificando i circa 79 cross provenienti dalle fasce del Cagliari. Comunque belli.
Nainggolan 4: Pseudonimo calcistico di Krillin, insostituibile compagno di Goku durante le sue missioni di salvataggio del pianeta terra. Temprato dai titanici allenamenti del maestro tartaruga e da quelli nella stanza dello spirito e del tempo, dimostra una condizione fisica ineguagliabile. Peccato però che nessuno gli abbia spiegato le regole del calcio.
Ledesma 4: Approccia la partita come fosse uno spirito dei monti della Patagonia, contemplando lo spazio, dilatando il tempo, cercando la spersonalizzazione del sé, continuando a passare palla seguendo traiettorie dimensionali alternative. Probabilmente mentre Di Vaio lo zompava a piè pari per firmare il raddoppio del Bologna, lui era lì lì per cogliere il Tutto. Ieratico.
Ranieri 3: Da quando ha stretto il patto col diavolo si limita a schierare la squadra più scarsa e casuale in campo, consapevole che riuscirà comunque a vincere grazie ai riti satanico-divinatori che tiene nelle palestre di Trigoria il venerdì notte insieme a Perrotta e Antunes (sciamano delle ande). Durante il rito i membri si dispongono circolarmente suonando i tamburi e cantando vecchie canzoni di Antonello Venditti, al centro del cerchio balla Simplicio che, impossessato, riesce a comunicare con Zibi Boniek, Pruzzo e varie entità demoniache chiedendo il loro favore per la partita della domenica. Ti odio.
Zarate 0,5: Entra nel secondo tempo a rilevare Sculli, uscito per problemi tecnici (incapacità nel giuoco del calcio). Crea il solito fumo lì davanti che butta in caciara ogni speranza offensiva della lazio. A partita finita tenta di sferrare un destro a Moras con la forza e la decisione di un giovane Macaulay Culkin, per questa infinita tristezza si guadagna mezzo punto in meno rispetto al solito.

Leon Blavatsky&Sophia Belbo

venerdì 21 gennaio 2011

Vi racconto la storia di un popolo Miserabile


C'era una volta un paese chiamato Miserabile. Gli abitanti, i Miserabili, conoscevano a memoria
l'omonimo romanzo di Hugo, amavano mangiare  solo riso e verze e sapevano camminare con le mani. Oltre a queste piacevoli note folkloristiche, che rendevano Miserabile luogo prediletto della villeggiatura di Acrobati e Vegetariani, i Miserabili erano un popolo profondamente depresso, meschino e dedito al malaffare.
Per queste caratteristiche i Miserabili erano pesantemente scherniti dagli abitanti dei paesi vicini e rivali: i Creativi (abitanti di Creativo), i Pensanti (abitanti di Pensiero) e i Retti (abitanti di retto, anche loro non poco vessati dal dileggio altrui). Ai mondiali di calcio del 1090 i giocatori di Miserabile giocarono un'intera partita con dei post-it attaccati alla schiena con sopra scritto "idiota mangiaverze" – nessuno se ne accorse.
In quei cupi anni le piogge tendevano a diminuire e con loro le immense piantagioni di verze, unica linfa alimentare e finanziaria di Miserabile. Il resto dell'economia era devastata dalla malsana tendenza dei miserabili alla poca trasparenza, al favore personale e alla trasgressione delle regole.
Il livello culturale di Miserabile non era mai stato basso come in quegli anni e la capacità cognitiva dei suoi abitanti si era ridotta al punto che la comunicazione consisteva quasi esclusivamente sul batti-cinque (quando si camminava, a mani impegnate, si restava in silenzio). La grande carestia che si abbatté in quei tristi giorni su Miserabile diffuse terrifiche malattie, tra cui: il singultus perennis (singhiozzo perenne) e la orinam nasalis (pipì dal naso) che crearono disfunzioni fisiche intollerabili per gli abitanti, sopratutto per donne, bambini e nasoni. Inoltre agli uomini di Miserabile iniziarono a cadere i peli dal naso, da sempre vanto e simbolo di virilità per la mascolinità Miserabile; ma - cosa ancora più catastrofica - le donne iniziarono a soffrire di iuvenis vagina (vagina infantile), malattia che impedì completamente la pratica sessuale, tranne per rare coppie fortunate (quelle in cui l'uomo fu improvvisamente affetto da membrum nanus, malattia che rese di nuovo miracolosamente possibile la combinazione). L’omosessualità crebbe a livelli smisurati e le donne
Tornarono, meste e represse, alla loro antica preoccupazione: costruire immense insalatiere per la verza.
La disperazione che afflisse in quei giorni gli abitanti di Miserabile fu indescrivibile. Già formidabili scaricabarili e insuperabili pressappochisti, i Miserabili riversarono la rabbia di quegli eventi interamente sulle due figure più carismatiche presenti nel paese: Volpe, famigerato oroscopista e vero demiurgo di ogni singola decisione degli abitanti di Miserabile e il Re di Miserabile, il detestato Re Viagra, padrone delle più grandi industrie verziere del paese nonché presidente della migliore squadra di corridori-a-mano di tutta miserabile.
Ma gli abitanti di miserabile, da sempre ignavi e poco coraggiosi, si limitarono a reprimere la loro rabbia o, tutt’al più , a sfogarla nella visione satellitare dei campionati nazionali di corsa con le mani, di cui erano feroci appassionati. Passarono così anni, tra fame, malattie e campanilismi sportivi e gli abitanti di Miserabile, in cuor loro, aspettavano silenziosi solo che tramontasse la tracotante epoca di Re Viagra che, d’altronde, sembrava prossimo al declino fisico e mentale. Quegli anni il Re lì passo barricato nel suo castello di àrdore; comunicava con i suoi sudditi con brevi e telegrafici messaggi diffusi dai megafoni reali: “Andiamo alla grande”; “Sotto la panza la mazza avanza”; “Sono l’unto del signore”. Tra gli abitanti andavano diffondendosi le più svariate voci. Si diceva che il Re si fosse portato nel castello tutte le donne sane di Miserabile, con le quali stava praticando il torbido rituale reale del bumba bumba; si diceva che i suoi pasti fossero conditi con le più saporite verze del reame e che possedesse addirittura tre nani da giardino umani.
Eppure queste credenze non contribuirono in alcun modo a scatenare una reazione tangibile tra i Miserabili, qualsiasi accenno di scontro era del resto stemperato dai candidati alla successione del re, i quali si affrettavano a precisare che una successione in questo momento storico di crisi e carestia sarebbe stata una catastrofe per Miserabile. La speranza, seppur repressa, permaneva tra gli abitanti e tutti erano, nonostante tutto, convinti che Re Viagra era al termine del suo impero. In quegli anni, tra le strade del paese, echeggiavano conversazioni del genere
“Domani cade”
“Se non domani, dopodomani”
“E’ fritto”
“Lo processeremo sulla pubblica piazza”
“Miserabile tornerà il radioso paese che era una volta”
“Quando?”
“shhh”
“Domani cade”
“Se non domani, dopodomani”
Ma il tempo passava e i messaggi telegrafici del Re non accennavano né a cessare né a cambiare. Fu in quel momento di disperazione apparentemente irreversibile che successe l’impensabile. Un giovane cavaliere omosessuale e dalla zeppola pungente arrivò a sbaragliare tutti i vecchi candidati-successori del re. Sapeva parlare la lingua dei gay, intensamente aumentati a Miserabile in quegli anni, e sapeva usare delle parole arcaiche, ormai dimenticate anche dai più anziani abitanti di Miserabile. Si chiamava Arcobaleno, il cavalier Arcobaleno. I Miserabili  iniziarono allora ad indignarsi: verso Volpe, ormai fuggito sulle spiagge sabbiose di Svetonia, verso Hugo, verso sé stessi, ma soprattutto verso Re Viagra, vero capro espiatorio, a torto o a ragione, della catastrofica situazione di quello sfortunato paese. La rabbia era così intensa, veniva da così lontano, era così profonda, che i Miserabili in un’adunata di piazza del cavalier Arcobaleno iniziarono a tirarsi per i peli del naso e a slacciarsi le scarpe a vicenda. Allora il cavalier Arcobaleno prese la situazione in mano: disse ai Miserabili che non dovevano cedere all’isterismo qualunquisticamente medievalista e dopo una sana battaglia dei cuscini (da lui distribuiti) intimò i miserabili ad assaltare lo spaventoso castello di àrdore. Gli uomini si armarono di forche e picchetti da campeggio e, correndo furiosamente sulle mani, si diressero in gran fretta verso la residenza del re Viagra.
Ma nessuno si sarebbe aspettato quello che sarebbe poi successo. Arrivati lì i Miserabili non trovarono nessuna guardia reale ad ostacolare il loro rabbioso ingresso, varcarono le maestose porte della residenza intorno alla quale regnava il più angosciante dei silenzi. Il cavalier Arcobaleno continuava ad agitare la folla mentre essa infestava le lunghe scalinate e le enormi stanze reali; Il castello era incredibilmente sporco e pieno zeppo di oggetti apparentemente incomprensibili: Pali per  la lap dance, divise da infermiera, giarrettiere e inquietanti arnesi sessuali di vario genere. Per terra bottiglie, avanzi di verze cucinate nelle più sfiziose maniere e preservativi, mucchi di preservativi accumulati ovunque. Nel comprensibile sgomento che li attanagliava i Miserabili si erano fatti seri e silenziosi, entrarono in questo stato nella stanza reale. Ad attenderli non c’era nessuno però, sullo sfarzoso trono reale in fondo alla stanza sedeva una semplice segreteria telefonica, una spia verde era accesa a segnalare la presenza di un nuovo messaggio. Il cavalier arcobaleno si fece allora coraggio, si avvicinò per premere il pulsante, il messaggio recitava così:
“Miei cari sudditi quando ascolterete questo messaggio io sarò probabilmente già a Toronto, Canadà. Che la fregna sia con voi”.
I miserabili – dopo un comprensibile momento di smarrimento – gioirono intensamente alla notizia, inauditi festeggiamenti si tennero nei giorni successivi. Si andò subito alle prime elezioni di Miserabile e il Cavalier Arcobaleno, nemmeno a dirlo, vinse con un quasi plebiscito. Nacque ufficialmente la prima repubblica di Miserabile: il cavalier Arcobaleno spiegò loro come camminare con i piedi e, soprattutto, rivelò ai Miserabili che il Dio creatore (in cui il re arcobaleno credeva con un certo fanatismo) ci ha offerto meravigliosi doni da far nascere dalla terra, molto più buoni e anche meno verdi delle verze. L’economia riprese, i miserabili ora avevano un’alimentazione più sana ed equilibrata, le donne tornarono belle e vigorose, il tasso di omosessualità diminuì e con lui aumentò quello di natalità. La loro era una vera repubblica democratica in cui le libertà fondamentali dell’individuo erano rispettate e venerate. Passarono così, in questa sbornia di felicità e serenità, diversi anni. Sembra questa una fiaba finita bene, di quelle che vogliono il loro sacrosanto lieto fine, ma gli abitanti di miserabile sono da sempre i più imprevedibili esseri mai comparsi sul pianeta.
Una notte, segretamente, tutti si riunirono nella grande piazza del paese, muniti di giganteschi zaini da viaggio e, ritornando a camminare sulle mani, abbandonarono miserabile e il suo presidente Arcobaleno. Egli al suo risveglio ritrovò un paese deserto, scese dalla sua residenza per constatare la situazione. In mezzo alla piazza del paese trovò il vecchio trono reale con sopra la solita segreteria telefonica; allora premette il pulsante e ascoltò sbigottito questo scarno messaggio:
“Noi andiamo in Canadà. Meglio Miserabili che gay”.

Leon Blavatsky

lunedì 17 gennaio 2011

20a Giornata di Campionato. Un po' a culo.


 Kojak 10: Il tenente. Plasmato nei segreti laboratori di formello, è, nella parte superiore del corpo, composto di Stagno, Invar, Inox, Magnox con rifiniture in alluminio. La parte inferiore del corpo presenta le gambe di Venturin e Gottardi fuse insieme con una soluzione ipercollante, i piedi di Attilio Lombardo. Utilizzato prevalentemente come "pilone d'area", nasce da un'idea di reja, ispiratosi ai "giocatori speciali" da subbuteo. Quest'oggi entra a un quarto d’ora dalla fine, incorna il gol decisivo del match e imprime una vera scossa ormonale alla partita, esibendosi in un sado-spogliarello con Diakitè che, evidentemente, ringalluzzisce tifosi e giocatori.
Udinese 9: Con una media di 6 gol a partita è ormai evidente a tutti: Zeman si cela dietro questo miracolo e quel ciclista democristiano di Guidolin non è che uno specchietto per le allodole.
Adriano 8,5: Ciccionissimo, banale ma non c'è aggettivo che lo descriva meglio. Entra e per gli ultimi dieci minuti si piazza completamente immobile in mezzo all'area. I suoi 110chili sono in fuorigioco in occasione del gol ma il guardalinee incredibilmente non se ne accorge, per non sbagliarsi lui calcia negli unici 10 centimetri di porta occupati da uno già svenuto Antonioli. La palla finisce in porta lo stesso: un eroe del grottesco, davvero
Olivera 8,5: Dopo il compianto Esnaider senza dubbio il peggior acquisto della storia Juventina degli ultimi 70 anni. Senza ruolo e senza senso, il suo apporto oggi si è concretizzato con un meraviglioso gol a culo a 5 minuti dalla fine, palla calciata tra difensori del Milan paralizzati. Ora può tornare nella cantina delle pippe insieme al suo compagno di squadra Burin Di Michele.
Aronica&Campagnaro 8: Loro sono la coppia di questa settimana. Come avere Van Damme e Vin Diesel in difesa: brutti, arcigni, entrano sempre e comunque per far male. Picchiano tutto l'attacco della Fiorentina con generosità e costanza impagabili, in possesso di palla si limitano a correre con foga senza motivo o a calciare più forte possibile in avanti.
San Pellegrino 8: Idolo. Al termine di una partita oscena la Roma rischia di passare in vantaggio in un' azione che ha nello stesso momento violato 9 regole del gioco del calcio e almeno 4 della fisica. La palla sembra non entrare, allora ci pensa lui con una mezza cloche a far finire il pallone dentro e a far scoppiare le coronarie al suo presidente.
Scaloni 7 :Mette al servizio della squadra tutta la sua esperienza, anche se i compagni lo apprezzano soprattutto per le ricche grigliate di Brasado argentino, in cui pare eccelga. Bisunto.
Biondini 7: Ogni stagione che passa sempre più forte e sempre più dimenticato. E' sempre più evidente come il malaugurante colore dei capelli e la barba trotskista gli impediscano il salto ad una grande squadra.
Pradè 6: Improvvisamente afflitto da invecchiamento precoce, nel giro di quindici giorni si ripresenta alle telecamere con capello candido e occhiale scuro modello sandra mondaini. Inquietante.
Mauri 5: Nonostante un paio di episodi frutto di una chiara sindrome da daltonia temporanea, in cui passa dinoccolatamente la palla agli avversari, si fa notare soprattutto per un assist di tacco all’indirizzo di Kozak e per l’ormai proverbiale portamento di chi riesce a giocare a pallone come se stesse sorseggiando spritz nell’happy hour milanese. Dandy.
Hernanes 4: Dopo più di sessanta partite giocate tra Brasile e Italia ha più desiderio di un tour operator che di un pallone. Forse ancora frastornato per lo shopping natalizio nelle vie della capitale ostenta un passo da vasca lungo via del Corso e una presenza fisica consistente come quella di un budino. Probabilmente in preda a un paio di epifanie, in cui realizza di trovarsi in mezzo al campo da calcio, prova due di tiri in porta, per poi riprendere l’andatura da struscio domenicale.
Simplicio 4: Arnold, sovrastato per tutta la partita dallo strapotere fisico-tecnico di gente come Colucci e Parolo, riemerge nel finale per firmare uno dei suoi soliti gol, sempre tra i più ridicoli e paradossali del campionato. Ha anche il coraggio di esultare con entusiasmo, una vergogna.
L'Inter 4: Un allenatore bello e simpatico non vi salverà dal nostro odio.
Diamanti 3,5: Un po' Emanuele Filiberto, un po' Lapo Elkann, il sinistro di Rivaldo. Un tipetto odioso insomma.
Ranieri 2: Al 35esimo dentro Adriano e Borriello,fuori Vucinic e Menez, i cambi giusti per mettere la partita in ghiaccio, poteva levare De Rossi e mettere Cicoria-Tempestilli, per esempio. A parte tutto: Qualcuno si è accorto che la roma da due anni gioca a caso?
Il gol di Ibrahimovic 1,5:  Quando si dice palla a casaccio davanti per Ibra, poi fa lui. Lui infatti, da 35 metri e girato di 40 gradi dalla porta, mette il piedone come capita e la palla si spegne all'incrocio dei pali. Uno di quei gol che nemmeno batistuta a winning eleven. Nauseante.
Zarate 1: Si dà da fare ma anche questa giornata non riesce ad andare oltre l'uno sportivo.

Leon Blavatsky&Sophia Belbo

lunedì 10 gennaio 2011

19a Giornata serie A. Juan come Iago.



Juan 10: L'incarnazione del concetto di sciagura. Mette in scena l'esemplificazione pratica di come un uomo solo possa annientare la propria squadra. Entra e in 45 minuti causa due gol, un rigore e un'espulsione. Burdisso prova a richiamarlo all'ordine ma lui ormai pensa solo alla nausea dell'esistenza, uno Iago intento nel suo soliloquio shakespeariano che malinconicamente tira avanti per tutto il secondo tempo, degno del più cupo Pessoa.
La Difesa della Juve, la Juve, Luca Toni 9: Ci metterei anche Luciano Moggi, Blanc e un Agnelli a caso. Puro godimento. Riesce a chiudere il girone d'andata, nella "stagione della rinascita", con il minor numero di punti dall'anno 2007, stagione del ritorno in serie A. Continua a far giocare quel trapezista di Amauri davanti, compra Toni che aspetta di riprendersi dal suo infortunio (invecchiamento cellulare) e continua a credere che Del Neri sia un grande allenatore (e non, invece, un grande indossatore di occhiali, quale è). Ah: poi c'è grygera terzino.
Lucchini&Gastaldello 8: La coppia che insieme misura i nasi più lunghi del campionato, bruttissimi in ogni loro manifestazione di vita riescono a non prendere una palla, farsi espellere e vincere comunque la partita.
Kiko Macheda 7: Nato e cresciuto tra Roma e Tivoli da padre pastore e mamma pecora, fervente tifoso della lazio e sostenitore attivo della Coldiretti, viene preso come giardiniere dell'Old Trafford a 15 anni. Come il protagonista di Padre Padrone sa parlare solo burino ma a Manchester si ambienta subito, stringendo amicizia con i più raffinati intellettuali che animano la vita cittadina: Cristiano Ronaldo, Evra e Nani, con i quali raggiunge una straordinaria affinità di spirito. Torna in Italia pronto ad affiancare De Silvestri e Rosi tra i bori seriali di spazio 900. Sette di benvenuto.
Grossmuller 7: Nessuno si accorge della sua esistenza fino al 72esimo quando questo strano essere a metà tra un pornoattore messicano e Chuck Norris regala la vittoria al lecce. Dimostrazione di come si può avere il nome di una marca di wusterl e riuscire comunque nella vita.
Antonini 6: Degno di segnalazione perché ieri è riuscito a battere il record di dribbling subiti. precedentemente retto da Peppe Pancaro. Baconi ha calcolato che Sanchez è riuscito a saltarlo dalle 51 alle 63 volte. Continua a scendere in campo titolare facendosi credere una giovane promessa e, sostanzialmente, ingannando tutti. Non solo è scarso ma ha 30 anni.
Udinese 3: Allora: l'Italiatutta tifa per te (sensazione che dovresti apprezzare visto che la tua città fa lo stesso numero di abitanti di Villanova di Guidonia) vinci 3 a 1 a San Siro e riesci a prendere in un quarto d'ora 3 gol in contropiede. Qualcosa è andato palesemente storto.
Cavani 2: Vergogna!
Zarate 1: 1sportivo per Zarate, anche questa giornata.

Leon Blavatsky

mercoledì 5 gennaio 2011

Un blog come un'estinzione



Un giorno cinque ragazzi (annoiati, di dubbio talento e scarsa igiene personale) si ritrovarono in una casa di un nazimaoista con la precaria convinzione di aprire un blog. Di che genere di blog debba trattarsi naturalmente non gli è ancora chiaro, parlano solo vagamente di “opinioni”, “satira”, “questioni sociali” e altre parole da congresso del PCI negli anni ‘50. Si ritrovarono lì per cena, mangiarono, si ubriacarono e- come era prevedibile – non conclusero niente. Un tentativo fu fatto, il blog venne aperto e lasciato  intonso con un orribile template ornitologico ad accogliere graficamente chiunque avesse la minima intenzione di buttare giù due righe de panza. La discussione si arenò tragicamente su alcune spinose questioni.
E. Dovete smetterla con questo stillicidio di puntini di sospensione. Volete dare un tono colloquiale che… perdio!
L. Qual è il problema?
E. I puntini di sospensione, i puntini di sospensione non si possono usare
G. E chi l’ha deciso?
E. Io!
G. Ah beh
E. Sono infantili, stupidi. Dai, a 15 anni usavo i puntini di sospensione, ora siamo cresciuti e non si usano più
L. Ma questo lo dici tu
O anche
G. Dovremmo usare le virgolette alte e puntute o basse e puntute?
E. In ogni caso puntute
L. Ma quelle basse sono puntute, quelle alte no!
G. quindi?
L. Puntute! E il problema semmai sarebbe: una volta che abbiamo stabilito il tipo di virgolette, la virgola andrebbe prima o dopo le virgolette?
M. Qualcuno sta parlando di note? No? Ancora nessuno ha posto la questione delle note?


Avevano deciso per l’apertura democratica di questo blog. Ma, la situazione mondiale ce lo conferma, non è tempo di democrazia questo. Il blog rimase un feticcio e questo mediocre galleggiamento si è protratto per due mesi.  I ragazzi che ogni tanto ci ripensano e ci ridono su, amaramente: dietro quella risata vi è la constatazione dell’incapacità ad intraprendere alcunché, la vita che scorre tra serate stentate ed esami inutili di codicologia e glottologia. L’utilizzo della parola “alcunché”; un andamento altalenante in campionato, una vita sessuale inappagata, le schedine perse alla snai, la pelle morta delle emozioni passate, il palinsesto televisivo natalizio, pasta e ceci, il suicidio.

Così il blog viene inaugurato ufficialmente oggi, da me, con quello che potremmo tranquillamente definire un golpe. Un blog dunque nato con un atto di violenza, antidemocratico e sotto degli auspici che, vi dico sin da ora, sono antidemocratici. Sì, perché constatato anche il fatto che di velleità artistiche ce ne sono poche (quelle che c’erano io per esempio sospetto di averle esaurite in qualche tema di quinta elementare), poniamo il caso che il blog si riduce a “primo anello della catena”, un primo passo verso la conquista del mondo. Vabbè, conquista del mondo è vaga e suona ridicolo, diciamo “secondo olocausto”? va bene? Datemela buona per ora, vi spiego.
Ultimamente vi sentite misantropi, depressi e sostanzialmente incapaci di non desiderare la morte altrui? Bene, nonostante vi abbiano fatto credere che la colpa è la vostra e della vostra “inadeguatezza”, della vostra “sociopatia”, sappiate che non è così: la colpa è di tutti gli altri, il problema, detta francamente, è la razza umana. Orsù diamoci da fare dunque, diamo sfogo alle nostre individuali ed interiori frustrazioni per mettere su un regime di terrore, perché non è come vi hanno fatto credere. Poi potremo ritrovarci tutti insieme vestiti di nero, a lamentarci della miseria umana e fare tutte quelle cosucce che piacciono a noi gente depressa e che possono poi essere riassunte con due principali azioni: vedere gli altri vivere e criticarli mentre lo fanno.
L’obiettivo finale è quello di “far sorgere una nuova alba per l’umanità”; creare una nuova comunità di persone superiori. Ci ha già provato Hitler e pare che ora non se la passi troppo bene, direte voi. Non vi ho detto che però questa nuova umanità avrà un’alimentazione nuova, più sana ed essenzialmente basata sui sottaceti. Sì, lo ammetto: il fatto è che a me i sottaceti piacciono e che, soprattutto, due di noi sono proprietari della Peperlizia, maestosa multinazionale di sottaceti. Ecco: ora i manuali di storia potranno aprire un capitoletto sulle “vere ragioni della guerra”, che sono sempre “economico-finanziarie” in barba a ogni “specchietto per le allodole”; ma lo sapete meglio di me, qui c’è da rifondare l’umanità con un palinsesto televisivo più ricco, preservativi gratuiti e un campionato di calcio più equilibrato. Ancora piuttosto nebulosi i punti di partenza per una conquista del mondo, direte voi. In ogni caso useremo tutti i mezzi, la tattica è questa. Innanzitutto rapire Barbara D’Urso, ipnotizzarla (attraverso una speciale salsa di cetriolini che i nostri scienziati stanno brevettando) e utilizzarla per la manipolazione delle coscienze. Sarebbe più comodo utilizzare la salsa di cetriolini per tutti, direte voi, ma uno dei problemi è proprio questo: pochi sono gli amanti dei cetriolini e questa è una delle situazioni che ci sta maggiormente a cuore.
Sospetto comunque che ci stuferemo presto, il plagio delle coscienze è lungo, richiede molte energie e un Gerry Scotti che negli ultimi tempi sembra volersi tirare fuori dalle scene. Così ricorreremo al piano B: avvelenamento delle risorse idriche-corruzione delle forze armate-proibizionismo-istituzione di un comitato di salute pubblica-riapertura dei campi di concentramento-stermini di massa. Puff: ecco un golpe in vecchio stile. Tutte cose superate, direte voi; ma in fondo noi siamo un po’ nostalgici e i vecchi golpe erano quelli più romantici e riusciti meglio; non queste robe larvate psicossessive come quelle dei nostri tempi. “E come farete a stabilire dei principi per lo sterminio delle persone? Ve la prenderete ancora con gli ebrei?”, tendono solitamente a domandarmi dopo che ho esposto il mio granitico piano, ma che domanda banale. Scusate, ma una volta che posso decidere della vita e della morte di intere porzioni di umanità mi posso limitare solo agli ebrei? Certo, anche loro verranno sterminati ma insomma, si tratterebbe piuttosto di creare uno sterminio fondato sulla goliardia, schiribizzi personali insomma. No? va bene, allora diamoci qualche criterio.
Vi dico che all’apertura del comitato di salute pubblica le seguenti categorie di persone verranno arrestate, deportate e sterminate.
P.S. senza ipocrisie: sappiate che il lavoro non rende liberi,
1. Interisti
2. Chiunque possieda almeno un album dei seguenti gruppi: ANIMAL COLLECTIVE; MOTORHEAD; ABBA; FLOAK OF SEAGULLS; FEVER RAY; RANCID; SHAME69 E TUTTI I GRUPPI CANADESI, DI QUALSIASI GENERE.
3. Possessori di capi d’abbigliamento di colore rosa
4. Indossatori di cappelli da baseball
5. Coloro che reputano D’Annunzio un maestro della letteratura
6. Tutti gli elettori del PD
7. Maurizio Gasparri
8. Quelli che reputano Pelè più forte di Maradona
9. Maradona
10. Coloro che usano i puntini di sospensione come fossero virgole; coloro che invertono apostrofi ed accenti; coloro che scrivono “i stronzi” invece di “gli stronzi”. Insomma: tutti coloro che compiono eresie grammaticali (verranno graziati coloro che scrivono “ciliege” invece di “ciliegie”).
11. Gli insegnanti di Matematica, educazione tecnica e musica
12. Quelli con i baffi biondi
13. I Rosci
14. Gli ottimisti
15. Coloro che possiedono un pene più lungo di 20 cm
[si intende: anche coloro che non amano i sottaceti, non c’è nemmeno da dirlo].

Allora, mi fermo qua perché non è il momento di stilare dei criteri ufficiali, in ogni caso funzionerà più o meno così, avrete capito, Woody Allen e Borghezio mi aiuteranno in questa delicata operazione, nel caso. Si creerà una nuova società in cui il senso di colpa verrà abolito, tutti potranno girare comodamente nudi senza trovarsi imbarazzati di fronte a dei superdotati. Si faranno i panini coi sottaceti più buoni di sempre, nessuno sarà più ossessionato dai brutti voti in matematica e la Roma comprerà Messi (che nel frattempo farà un corso intensivo di grammatica e butterà tutti i dischi dei floak of seagulls). Tutti saranno bravissimi a scacchi; mh, anzi no: aboliti anche gli scacchi insieme all’enigmistica. Chi porrà degli indovinelli verrà arrestato e privato dell’anulare. Insomma: bandite tutte le prove di intelligenza ufficiali. Tutti saremo biondi, avremo i capelli del cantante degli human league e berremo solo negroni. Sprizzeremo Geist da ogni singolo poro della pelle e avremo una capitale, una marca di bibite e una di abbigliamento dedicata a Nietzsche.

P.S. Ora vi sarà palese: questo blog non è stato creato per arrivare a uno sterminio di massa, si è trattato di un crudo espediente, ora però fatevi avanti: mi serve uno in grado di avvelenare risorse idriche, una spia, una fattucchiera e un calzolaio. Teniamoci in contatto insomma, se la proposta vi stuzzica.

Leon Blavatsky