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martedì 5 aprile 2011

L'importanza di chiamarsi Murdoch


In questa vita di stenti e amarezze, per sopravvivere alle difficoltà quotidiane, che tendono ad aumentare esponenzialmente nel caso voi siate iscritti a Lettere e Filosofia alla Sapienza, è indispensabile rintracciare nel magma confuso dell’esistenza un qualche espediente che allevi, per quanto possibile, l’ansia dell’esistere: piccoli piaceri quotidiani su cui concentrarsi per non smarrire completamente l’illusione di sensatezza che ci sprona ogni dì ad alzarci dal letto. Ebbene, se ancora trovo la forza di trascinare le mie stanche membra su e giù per le scalette della suddetta facoltà debbo senza alcun dubbio rendere grazie a Sky. Nonostante le periodiche crisi familiari che l’abbonamento super completo (quello che ti permette di vedere tutti tuttissimi gli incontri di calcio, basket, rugby, golf, ginnastica ritmica, triahtlon, sci marittimo, bridge, corsa ai sacchi in diretta, differita, capovolti o remixati; tutti i film un’ora dopo, metà mo metà dopodomani, al contrario, in lingua urdu; tutti i reality italiani, europei e galattici; tutte le soap opera brasiliane in director’s cut and much more) comporta tra le mura domestiche, Sky mi garantisce ogni giorno e a ogni ora la promessa di un “qualcosa” che possa riempire i miei vuoti esistenziali. E sfido chiunque a osar mettere a paragone il digitale terrestre con il calore e la gioia che la programmazione di Sky offre ai suoi spettatori quotidianamente. Niente a che vedere. E’ vero, capitano serate in cui l’offerta dei 73,4 canali di cinema va da “La vita è una cosa meravigliosa”, a “Prince of Persian”, a “I predatori della città perduta”, ripetuti, per di più, a orari diversi. Ma anche in quelsto caso Sky è pronta a coccolarvi e a soddisfare il vostro desiderio di oblio. Basterà digitare sul vostro affabile telecomando fantascientifico i canali dal 109 (nonsotante anche il canale 108 di Mtv rientri di tutto diritto nella categoria) e vi ritroverete catapultati in un vortice di mondi che aspettano solo di farvi “vivere da protagonisti”. Tralasciando l’infinità di serie tv da gustare da mane a sera, ciò che davvero risolleva le sorti della mia giornata sono tutti quei programmi di difficile definizione (reality? Sit-com? docu-fiction?) che si ingegnano nel mostrarci tutte le molteplici sfacettature della vita umana dal di dentro. Con quel loro irresistibile mix di pateticità, risate, competizione e voyeurismo, ammetto senza vergogna che nulla, quasi quasi nemmeno l’intervista a Luca Argentero su Sky Cinema 1, mi cattura di più. Rimango col fiato sospeso nel sapere se verrà eliminata la nera dalla gambe chilometriche o la roscia sbarazzina dalla fase finale di “America’s next top model”, mi commuovo quando il frocissimo arredatore di “Extreme Makeover: Home edition” mostra la nuova camera da letto da sogno (con tanto di petali di rosa sul giaciglio) alla coppia di operai sottopagati della Crhysler, ormai da mesi stanziata in una roulotte con prole al seguito, prendo appunti quando la Stefanenko sciorina suggerimenti alle partecipanti di “Mi ha lasciato…Cambio vita!”. Se non avete idea di che cosa io stia parlando, vi suggerisco ardentemente di abbandonare qualsiasi altra operazione voi stiate compiendo in contemporanea con la lettura di questo post e di fiondarvi con rincorsa sul vostro divano, su quello del vicino o, se siete così sfortunati da non aver accesso diretto al segnale di Sky, per lo meno nel reparto televisioni e hi-fi del vostro Trony di fiducia. Non potete assolutamente continuare la vostra esistenza ignorando tali perle della mente umana. Si va dai cuochi di classe che si danno battaglia per diventare Cuoco-più-trendy-del-mondo-occidentale, alla rieducazione vestiaria coatta di quarantenni dalla congenita incapacità di abbinare capi d’abbigliamento, passando per l’immancabile spruzzata di burlesque (mica vorrai azzardardarti a sentirti donna senza un corpetto rosso merlettato addosso?). Addentrandosi ancora un po’ nella giungla di canali che si spingono a ridosso del 200, lì dove si erge imponente l’impero dello sport, può capitare di imbattersi in robbina un po’ più, come dire, hard. In tempi come questi, chi di voi non desidera scoprire come si diventa impiegata in una casa di piaceri nei pressi di Las Vegas? Eccovi soddisfatti: non chiedetemi il titolo ma giuro sull’esistenza di un reality che segue delle ragazze che si accingono al mestiere, tutte gridolini di eccitazione e telefonate lacrimose con le mamme biondo platino (“Mamma, sto per avere il mio primo incontro, sono emozionatissima!”). E come non citare “Non sapevo di essere incinta” che, come il fantasioso titolo lascia presagire, ci racconta come giovani donzelle in sovrappeso sgravino pargoli da un momento all’altro, ignare per nove mesi di trovarsi in stato interessante. Vi lascio immaginare quali devastanti effetti psicologici possa aver avuto su di me una simile visione. Ciò che più è da apprezzare in questo tipo di intrattenimento è l’indubbia funzione sociale trasversale: da un lato permette a noi comuni mortali di sbirciare dal buco della serratura dei villoni californiani di “The Hills”, o di rammaricarci di non aver avuto un rapper ad animare la nostra festa dei diciotto anni, come capita alle fortunate protagoniste di “My super sweet 16”, ma dall’altro entra nelle case della gente comune ,alle prese con epopee quali tirar su figli (alzi la mano chi di voi non vorrebbe una bambinaia ad hoc come quelle di “SOS tata”), e offre, così, spaccati di vita vissuta degni del miglior Neorealismo. In fondo, tutto questo per cosa se non catalizzare la nostra empatia e farci sentire tutti un po’ più vicini, un po’ più uguali, tutti irrimediabilmente sulla stessa barca? Grazie Sky, ché ogni giorno mi rammenti quanto sono umana.

mercoledì 2 febbraio 2011

A scuola con Putin


Finalmente segnali rincuoranti arrivano anche dal resto d’Europa. In particolare da un paese moderno, all’avanguardia e amico dell’Italia come la Russia, legato a noi da una profonda affinità culturale, parlerei quasi di una connessione spirituale, un feeling ideologico ed emozionale. Entrambi i paesi, infatti, stanno avviando un sano processo di epurazione della cultura umanistica dalle menti dei loro cittadini-sudditi-zimbelli.
Scenari utopici come quelli delineati da Fahrenheit 451 o 1984 sembrano, dopo lunghi e strenui sforzi, finalmente realizzarsi.
Educazione fisica, “basi della sicurezza nella vita pratica” e “la Russia nel mondo”, saranno queste le uniche tre materie obbligatorie previste nei programmi d’insegnamento superiore, alle quali è assegnato il compito di formare cittadini-sudditi-zimbelli dal fisico sempre più statuario e mastodontico, scaltri, efficenti,  in grado di fronteggiare le insidie della vita quotidiana e soprattutto  ispirati da alti valori patriottici, nel caso si trovino a dover , ad esempio, eliminare qualche giornalista. Tolstoj finalmente può riposare in pace.
Come al solito, anche stavolta l’Italia sembra essere in ritardo e accodarsi un po’ svogliatamente alle nazioni più all’avanguardia, tant’è che da noi pare l’abbiano presa alla larghissima. Certo, i numerosi tagli alla scuola, all’università e alle arti in generale dovrebbero consentire una sostanziale inibizione di tutto ciò che sia cultura; è vero anche che provvedimenti come la creazione dell’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione dell’Università e della Ricerca), in cui è stata scongiurata la presenza di membri referenti dell’area umanistica (oltre che del Sud Italia), mandano un chiaro e confortante messaggio. Siamo, però, sicuri che azioni indirette come queste possano portare a risultati efficaci? E soprattutto, in quanto tempo? Non dimentichiamoci che in una situazione delicata come quella che sta attraversando il nostro paese il risveglio delle coscienze è un nemico sempe in agguato. Bisogna agire con tempestività assoluta.
Per fortuna, possiamo contare sull’appoggio d’intellettuali e personaggi di spicco dell’ormai sparuta intellighenzia italiana, che, invece di far fronte unico con gli esponenti della cultura umanistica, in nome di una diffusione del sapere in cui scienza e umanesimo dovrebbero essere le due facce della stessa medaglia, cavalcano l’ebbrezza dell’anticonformismo e delegittimano, finalmente, la potentissima lobby degli umanisti. Lobby, ricordiamolo, costituita in massima parte dalla prepotente schiera d’insegnanti a millecinquecento euro al mese, polverosi come i loro libri, che, nascondendosi all’ombra dei gesti di scherno di cui li rendono oggetti studenti e genitori, preservano avidamente il loro potere occulto e i loro mirabolanti tesori, attendendo solo  il giorno della conquista del mondo.
L’esempio russo insegna: bisogna partire dalla base, non certo dall’università; bisogna fermare l’insorgere di coscienze critiche alla sorgente, non basta sperare nell’inerzia intellettiva delle nostre nuove generazioni, nonostante l’ottimo livello di paralisi cognitiva ottenuto attraverso televisione, politica del gossip e controllo dell’informazione. In più, nessuno ancora si sbilancia sui contenuti effettivi della nuova scolarizzazione emancipata dal sapere. La necessità di intervenire in modo più deciso sulla formazione dei futuri cittadini-sudditi-zimbelli è, ormai, avvertita trasversalmente: da più parti si sente parlare di materie come “evasione fiscale”, “gestione dell’associazione a delinquere”, “educazione al clientelismo”, “scienze dell’appropiazione indebita”. Naturalmente, bisogna rivedere anche i metodi di giudizio: basta con griglie valutative e collegi di classe, che la valutazione si faccia a suon di pompini e palpeggiamenti. Si prospetta, altrimenti, una scuola separata dalla realtà, che sforna giovani con poche possibilità di riuscire nella vita e, peggio ancora, che rischiano di indignarsi e denunciare certi metodi come immorali.
La chiave di volta di questo processo è una sola e molto semplice: far passare il concetto che la cultura è inutile, che non produce ricchezza e che non è altro che il residuo stantio e andato a male di una società democratica e basata su coscienza e partecipazione. Un concetto che sembrerebbe, seppur lentamente, si stia affermando e cominci a innervare strati diversi della società italiana. Ma è una battaglia silenziosa che deve andare avanti e che ha ancora molta strada davanti a sé: finché anche l’ultima delle menti libere non sarà stata plasmata per pensare in termini di comodità, convenienza e fregna, nessuno di noi potrà mai ritenersi al sicuro.

Sophia Belbo

lunedì 31 gennaio 2011

22a Giornata di Campionato. Tristi Speranze e Rapporti di Forza.


Juvinciale 10: Sempre sulla cresta dell'onda. Illusa dal solito gol assurdo di marchisio, viene scherzata dalla squadra tecnicamente più forte di turno: L'Udinese. Acquistano in estate Martinez per dodici milioni e ora si ritrovano con un fondo cassa che gli permette al massimo di cercare di convincere Pessotto, Birindelli e Fabrizio Ravanelli a tornare a giocare per colmare le lacune tecniche. L'unica notizia positiva è la partenza dell'atletadicristo Nicola Legrottaglie che, a parte la grande presenza spirituale, limitava il suo apporto a un corteggiamento al giovane Sorensen in allenamento.
Paletta 9: Forse troppo spudoratamente brutto anche per entrare nel pagellone. Ma oggi, con un San Pellegrino che tira il fiato, Paletta è l'assoluto protagonista della giornata. Bastano un assist per gli avversari, un rigore causato e un autogol? Il Genoa, inoltre, riesce a fare tre gol in una sola partita, impresa che non gli riusciva da quando si poteva permettere di schierare nel suo reparto offensivo un certo Cosimo Francioso. Sconfitta meritata comunque per un Parma che potrebbe anche smetterla di comprare giocatori dai nomi come: Ze Eduardo, Dzemaili, Angelo, Toni Calvo e, appunto, Paletta.
Kozak 9: Il supereroe prodotto nei sotteranei di Formello continua la sua implacabile ascesa, tutta fatta di super-poteri messi a punto dal Bahab Puji (il mafio-santone che accompagna spesso Lotito sugli spalti) e tenuti scrupolosamente segreti da Reja, ma che stiamo piano piano imparando a riconoscere. Tra gli effetti speciali che consegnano questa vittoria alla Lazio menzioniamo, tra gli altri, il Nichilistico-Tiro-Annulla-Portieri e l’Incornata-Sadica. Il primo sfoggiato, quest’oggi, ai danni di Boruc, nel rigore guadagnato dallo stesso super-ariete al 68’ minuto, consiste nel trasmettere via onde neurali l’immagine mentale delle drammatiche conseguenze dell’eventuale e infortunoso contatto tra il corpo del portiere e la palla calciata con forza inaudita, convincendolo così a fingersi spiazzato e a lanciarsi dal lato opposto; il secondo, che punisce per la seconda volta in cinque minuti l’infelice portiere viola, il quale, rotolando a terra nel tentativo di intercettare l’assist di Sculli, si risparmia almeno la visione orrorifica del capoccione ceco che assume dimensioni e forma mostruose nell’esercizio del suo super-potere. Si guadagna, tra l’altro, la gratitudine di entrambe le tifoserie per aver miracolosamente virato gli esiti di una partita bella come il culo flaccido del Silvione nazionale.
Bega&Zambelli&Zebina&Mareco 8: Gino Corioni, presidente del brescia e instancabile produttore di water e copritavolette, ha scommesso con Emanuele Filippini la testa di suo fratello che riuscirà a salvare la squadra nonostante questa difesa. Oggi non gli è andata troppo bene: con la mobilità di un comodino, Mareco ha fatto passare in velocità Pellissier e Constant che, camminando, hanno divorato la porta bresciana. Su Zebina, augurandoci che la sua galleria d'arte di Milano vada per il meglio, c'è poco da dire.
P.s. Si è recentemente scoperto che i gemelli filippini improvvisavano ardenti gang bang con la moglie di Corioni nella sede del club.
Kroldrup 7: Ha già dichiarato che una volta appesi gli scarpini al chiodo sostituirà Filippa Lagerback come annunciatrice a Che Tempo che Fa, su proposta di fabio fazio e con l'assenso di Mauro Masi. Nel frattempo spara le ultime cartucce di una carriera costantemente vissuta tra bassi e bassi; verrà ricordato anche per l'inaudita malasorte che porta nel reparto difensivo delle squadre in cui milita, le quali, una volta arrivato lui, perdono sistematicamente il loro pezzo pregiato per infortunio e sono costrette a schierarlo titolare. Oggi non riesce a chiudere la velocità straripante del brevilineo Libor Kozak, causando il rigore che spiana la strada alla sconfitta di una fiorentina sempre più triste. Ridateci Riganò.
Gonzalez 7: Non giocando nel ruolo che gli è più congeniale, si reinventa buttandola sul ballo. Anima la fascia destra a colpi di samba, riuscendo spesso a raddoppiare sugli avversari, si scatena in indemoniati twist efficacissimi in fase di interdizione e in finale di primo tempo si lancia addirittura in un assolo verso la porta con tanto di grand jeté, che si conclude con un bel tiro di destro, respinto, però, dall’altrettanto acrobatica parata di Boruc. Dirty dancer.
Bologna-Roma 7: Nella tempesta di neve di Bologna un impassibile arbitro Jack Frost non vede alcun motivo per non iniziare la partita. Senza pallone rosso - e con la roma scesa in campo con maglie rigorosamente bianche  - si dà il vita a 16 minuti di pura comicità e crisi cognitive. I giocatori, sempre più simili a cricieti impazziti, dopo aver perso il pallone senza che nessuno se ne accorgesse, iniziano a girovagare per il campo vivendo delle esperienze di derealizzazione che saranno analizzate da un equipe di filosofi, biologi e antropologi, i quali avranno inoltre l'ardito compito di stabilire se il calcio sia esportabile su mercurio o meno. Un urrà per la scienza dunque, dispiace solo per un piangente Rodrigo Taddei che, visibilmente terrorizzato dalla situazione, ha trascorso i sedici minuti di partita dentro il costume di Balanzone (mascotte della squadra felsinea).
Mark Peter Gertruda Andreas van Bommel 6,5:
"Veramente un personaggio insopportabile, da ammazzarlo appena nato"
La signora Van Bommel su suo figlio
Oggi viene espulso all'esordio in campionato. Augurandoci che sia la prima di una lunga serie. Benvenuto!
Palacio 6,5: Fratello minore di Manu Chao collabora con lui nella stesura del primo album della Mano Negra e nella creazione del genere "Patchanka". Abbandona il gruppo perché confessa a tutti di essere di estrema destra e fugge in spagna dove cerca di ricostruirsi una nuova vita. Viene però scovato dagli indipendentisti baschi che, riconoscendolo, gli trapiantano nel sonno quell'orribile ciuffo di capelli che lo contraddistingue. Viene assunto come magazziniere del Genoa, incarico ricoperto fino a quando Gasperini non si accorge che è più forte di Sculli e si può tentarlo in campionato. Oggi semina il panico nella difesa del parma riuscendo a percorrere con straordinaria velocità tutte e tre le fasce, contemporaneamente.
Mauri 5,5: Cenerentolo. La mezzanotte sembra scoccata, la carrozza è tornata zucca e l’abito da sera di nuovo stracci vecchi. Dopo un girone d’andata in cui il pubblico lo osservava sconcertato recuperare palle, creare gioco, addirittura far gol con una classe a dir poco principesca, la cui unica spiegazione, dopo anni appannati in casacca bianco azzurra, sembrava essere l’uso di sostanze molto stupefacenti o lo scambio con un gemello fin ora imprigionato in qualche sottoerraneo milanese, eccolo finalmente tornare alla condotta che più gli compete. L’incantesimo è finito. L’unico guizzo è sul pallone intercettato e servito a Sculli nell’azione del raddoppio: mentre corre qualche ultimo luccichino fatato gli brilla ancora intorno ai piedi. Dopotutto, con quel visetto, può ancora sperare nell’arrivo di un bel Principe Azzurro.
Lijaic 5: L’aspetto da giovane marmotta svizzera dall’identità sessuale ancora indefinita di Lichtsteiner lo confonde, tenta per tutto il primo tempo di ipnotizzarlo con il suo sguardo da cucciolo imbronciato, continuando a piroettargli intorno suadente e provocante, creando, così, talmente tanto fumo finendo per inebriare solo i suo già fin troppo spaesati compagni. All’inizio del secondo tempo scompare dal campo: papà Sinisa gli avrà rinfrescato, con un coltello tra i denti e l’occhio iniettato di sangue, le folkloristiche pratiche che gli zingari riservano ai tipi gai come lui, invitandolo caldamente a rimanere in panchina.
Cerci 5: Il Thierry Henry di Valmontone oggi si prende di diritto la fascia sinistra della Fiorentina, purtroppo passa il primo tempo a cercare di risolvere le evidenti difficoltà arrecategli dagli inconfondibili capelli di Anna Mazzamauro. Nel secondo tempo opta per una gradevolissima fascetta ma è ormai in confusione.
Gianni Riotta 4: Ospite della domenica sportiva si presenta stranamente senza cravatta nera slim ordinaria da broker che ha appena mandato in bancarotta 5 diversi stati africani. In compenso non può fare a meno di citare il world business forum, Miccichè e a spiattellare un paio di anglismi per ogni frase pronunciata. Finisce per definirsi "uomo del sud". Prete.
Ledesma 4: Qualcuno aiuti quest’uomo. Domenica scorsa lo abbiamo lasciato vagheggiante tra deliri cosmici e ricerca dell’essenza. Oggi, evidentemente, sconta in campo i postumi dell’uso smodato di funghi allucinogeni. Sappiamo bene che la droga è un problema sociale, ma quello che dovrebbe essere l’uomo chiave della sua squadra non può continuare a ciondolare per il campo blaterando di suicidio e nausea dell’esistere, a sbagliare gli appoggi ai compagni sganasciandosi dalle risate per avrerli scambiati per elefanti rosa in tutù, mancare appositamente i passaggi, in preda ai deliri di persecuzione. I tifosi chiedono che la società intervenga. Narcotizzato.
Gulan 3: Il pluricampione europeo di football manager Pantaleo Corvino non poteva fare a meno di lui sulla fascia sinistra del suo lecce che vinceva la Champions nel 2016. Pensa bene così di portarselo anche alla Fiorentina nella realtà. I valori sono ancora bassi (solo un 20 in temperamento) ma può crescere.
Ranieri 3: Nemmeno oggi che la sua squadra non ha giocato è riuscito a risparmiarci le sue patetiche frasette del dopopartita: "Dopo un pò è venuto il quarto uomo e mi ha chiesto "Mister che cosa ne pensa?" e io ho gli ho risposto che avevo un pò paura perchè ci vuole un non nulla per farsi male e sfiorare il dramma; per cui ho detto "se è possibile vorrei interrompere".
Pazzini 2: Dopo aver annunciato che l'arrivo all'inter "è un sogno che si realizza" - confinando per sempre nella oscena provincialità senza onore squadre come Sampdoria e Fiorentina - oggi entra nel secondo tempo a rilevare un irrefrenabile coutinho (qualcuno spieghi all'inter che nonostante sia il figlio di thiago motta non è obbligatorio metterlo in campo). Ci mette 5 minuti a segnare con una girata di destro. Dopo altri 10 minuti, a cavacecio di un invisibile matrix materazzi, realizza il secondo goal di testa, dall'altezza stimata di 4 metri e 12. A suggellare l'arrivo interista serve però la zozzata finale: la simulazione che ribalta definitivamente il risultato. Neofita.
Cavani 1,5: Mette a segno il 15, 16 e 17esimo gol del campionato senza alcuna vergogna. Continua a mettere in porta ogni singola palla che sfiora senza alcun pudore, lo stesso poco pudore con cui si ostina ad indossare l'apparecchio da quando è arrivato in serie A. Nella speranza che un Von Bergen di turno lo abbatta.
Zarate 1: 1 tecnico per zarate squalificato, in attesa che scenda in campo.

Leon Blavatsky&Sophia Belbo

lunedì 24 gennaio 2011

21a Giornata di Campionato. Lieti ritorni.


El Cholo Simeone 10: Chi sentiva la sua mancanza?
Nato nel 1970 dall'accoppiamento tra un viados argentino, una suricata e un ministro democristiano a caso, transita nel campionato italiano tra il 1996 e il 2003 cercando di spargere i semi dell'antisportività. Caratteristica l'entrata "a trinciapollo" da lui coniata. Nel 2003 con un suo sputo fa ammalare di sla il povero stefano Borgonovo, ricercato dalla polizia decide di fuggire e tornare in SudAmerica, prima come venditore ambulante di burritos, poi esponente di spicco del cartello narcos "el grande", inonda di cocaina le feste della Florida. Costituitosi al governo argentino viene graziato dal presidente Kirchner che gli fa sperimentare il nuovo programma di recupero per ex-narcos e lo manda ad allenare l'estudiantes. Corrompendo e minacciando arbitri e giocatori vince il campionato. Cristina Kirchner lo premia inviandolo come allenatore al Catania, altra squadra facente parte del programma di riabilitazione governativo; composta per la quasi totalità da galeoti ed ex narcotrafficanti argentini.
Esordisce sabato con una sconfitta per due a zero contro la corazzata parmense. Bentornato!
Amauri 9: Sempre e comunque uno dei miei preferiti. Si muove con le solite movenze di un Aldo Busi costipato. Colto da improvvisi attacchi di saudade si ferma immobile facendosi trovare in fuorigioco in maniera sistematica. Divora 4 occasioni, perde dai 18 ai 22 palloni e fissa, inequivocabilmente, il risultato sullo zero a zero.
San Pellegrino 8,5: Insieme a Di Vaio il bomber più in forma della serie A. Dopo la magia di tacco della scorsa domenica, oggi con una rapace spaccata infila il secondo goal consecutivo. Sempre nella sua porta.
Arcari 8: Operaio cassaintegrato della Fiat, stabilimento Mirafiori, reparto verniciatura; da quest'anno nel tempo libero fa il portiere del Brescia e ieri esordisce piazzando un campo magnetico sulla riga della sua porta. Para l'impensabile fino a quando, al novantesimo, non viene beffato sul suo palo dalla punizione di Bovo, un difensore centrale intelligente come un mulo e due volte più brutto. Tragico.
Di Vaio 8: Continua a tenere una media gol che sfiora quella di Silvio Piola e se giocasse sino ai 52 anni (cosa che il buon Silvio fece) sicuramente lo raggiungerebbe, per ora si accontenta di superare, nella classifica di tutti i tempi, Pierino Prati e Abel Balbo. Se non ti chiami Silvio non hai mica il dono dell'eternità.
Inler 7,5: Praticamente un trattore. Con l'ausilio dei suoi lacché (o bracci meccanici), Asamoah e Pinzi, si divora il centrocampo dell'inter con una facilità imbarazzante.
Peccato sia ricercato dai leghisti friulani che lo ritengono un esponente di spicco di Al Qaeda. Muslim.
Mexès 7: Da quando ha iniziato ad assumere ormoni in quantità abnormi ha una condizione fisica straripante, segnalata da un collo grande come tutto simplicio. Annienta e azzera qualsiasi velleità offensiva del Cagliari facendo cadere gli attacanti anche con un solo ammicco. Bufalino.
Ficcadenti 7: Bello e dannato. Subire la terza sciagurata sconfitta di fila, nonostante un primo tempo scoppiettante contro un Milan falcidiato da infortuni e misteriose sparizioni (ovvio risultato di riti wodoo di magistrati e giornalisti bolscevichi), gli conferisce uno sguardo ancora più tetro contorniato dal ciuffo scomposto in perfetto stile dark wave e lo conferma sempre più come icona saturnina del campionato.
Ramirez 6,5: Dopo Kenneth Anderson, unica intuizione di mercato del Bologna negli ultimi 45 anni. Segna con un capolavoro di sinistro il gol del pareggio e passa il resto della partita a dileggiare, con una nonchalance a tratti irritante, l'intera retroguardia biancoceleste.
Robinho 6: Continua ad agitarsi tarantolato in area e a mettere alla prova la resistenza fisica di Antonioli a forza di pallonate. La miriade di conclusioni che tenta, ma che vengono puntualmente respinte dal portiere, lascia spazio al sospetto di un malizioso giochetto sado-masochistico tra i due, vista anche l’aria promiscua che si respira in casa Milan.
Traorè 5,5: Finisce casualmente in campo a causa di un errore di Delneri nella trasmissione della formazione. Accortosi dell'errore lo sostituisce dopo quattro minuti con un barbuto Fabio Grosso. Riuscirà persino a farsi rimpiangere.
Matri&Acquafresca 5: Perfetti per interpretare Marco, fidanzato della principissa Sofia in piccolo grande amore, oggi passeggiano per l'area dell'olimpico vanificando i circa 79 cross provenienti dalle fasce del Cagliari. Comunque belli.
Nainggolan 4: Pseudonimo calcistico di Krillin, insostituibile compagno di Goku durante le sue missioni di salvataggio del pianeta terra. Temprato dai titanici allenamenti del maestro tartaruga e da quelli nella stanza dello spirito e del tempo, dimostra una condizione fisica ineguagliabile. Peccato però che nessuno gli abbia spiegato le regole del calcio.
Ledesma 4: Approccia la partita come fosse uno spirito dei monti della Patagonia, contemplando lo spazio, dilatando il tempo, cercando la spersonalizzazione del sé, continuando a passare palla seguendo traiettorie dimensionali alternative. Probabilmente mentre Di Vaio lo zompava a piè pari per firmare il raddoppio del Bologna, lui era lì lì per cogliere il Tutto. Ieratico.
Ranieri 3: Da quando ha stretto il patto col diavolo si limita a schierare la squadra più scarsa e casuale in campo, consapevole che riuscirà comunque a vincere grazie ai riti satanico-divinatori che tiene nelle palestre di Trigoria il venerdì notte insieme a Perrotta e Antunes (sciamano delle ande). Durante il rito i membri si dispongono circolarmente suonando i tamburi e cantando vecchie canzoni di Antonello Venditti, al centro del cerchio balla Simplicio che, impossessato, riesce a comunicare con Zibi Boniek, Pruzzo e varie entità demoniache chiedendo il loro favore per la partita della domenica. Ti odio.
Zarate 0,5: Entra nel secondo tempo a rilevare Sculli, uscito per problemi tecnici (incapacità nel giuoco del calcio). Crea il solito fumo lì davanti che butta in caciara ogni speranza offensiva della lazio. A partita finita tenta di sferrare un destro a Moras con la forza e la decisione di un giovane Macaulay Culkin, per questa infinita tristezza si guadagna mezzo punto in meno rispetto al solito.

Leon Blavatsky&Sophia Belbo

lunedì 17 gennaio 2011

20a Giornata di Campionato. Un po' a culo.


 Kojak 10: Il tenente. Plasmato nei segreti laboratori di formello, è, nella parte superiore del corpo, composto di Stagno, Invar, Inox, Magnox con rifiniture in alluminio. La parte inferiore del corpo presenta le gambe di Venturin e Gottardi fuse insieme con una soluzione ipercollante, i piedi di Attilio Lombardo. Utilizzato prevalentemente come "pilone d'area", nasce da un'idea di reja, ispiratosi ai "giocatori speciali" da subbuteo. Quest'oggi entra a un quarto d’ora dalla fine, incorna il gol decisivo del match e imprime una vera scossa ormonale alla partita, esibendosi in un sado-spogliarello con Diakitè che, evidentemente, ringalluzzisce tifosi e giocatori.
Udinese 9: Con una media di 6 gol a partita è ormai evidente a tutti: Zeman si cela dietro questo miracolo e quel ciclista democristiano di Guidolin non è che uno specchietto per le allodole.
Adriano 8,5: Ciccionissimo, banale ma non c'è aggettivo che lo descriva meglio. Entra e per gli ultimi dieci minuti si piazza completamente immobile in mezzo all'area. I suoi 110chili sono in fuorigioco in occasione del gol ma il guardalinee incredibilmente non se ne accorge, per non sbagliarsi lui calcia negli unici 10 centimetri di porta occupati da uno già svenuto Antonioli. La palla finisce in porta lo stesso: un eroe del grottesco, davvero
Olivera 8,5: Dopo il compianto Esnaider senza dubbio il peggior acquisto della storia Juventina degli ultimi 70 anni. Senza ruolo e senza senso, il suo apporto oggi si è concretizzato con un meraviglioso gol a culo a 5 minuti dalla fine, palla calciata tra difensori del Milan paralizzati. Ora può tornare nella cantina delle pippe insieme al suo compagno di squadra Burin Di Michele.
Aronica&Campagnaro 8: Loro sono la coppia di questa settimana. Come avere Van Damme e Vin Diesel in difesa: brutti, arcigni, entrano sempre e comunque per far male. Picchiano tutto l'attacco della Fiorentina con generosità e costanza impagabili, in possesso di palla si limitano a correre con foga senza motivo o a calciare più forte possibile in avanti.
San Pellegrino 8: Idolo. Al termine di una partita oscena la Roma rischia di passare in vantaggio in un' azione che ha nello stesso momento violato 9 regole del gioco del calcio e almeno 4 della fisica. La palla sembra non entrare, allora ci pensa lui con una mezza cloche a far finire il pallone dentro e a far scoppiare le coronarie al suo presidente.
Scaloni 7 :Mette al servizio della squadra tutta la sua esperienza, anche se i compagni lo apprezzano soprattutto per le ricche grigliate di Brasado argentino, in cui pare eccelga. Bisunto.
Biondini 7: Ogni stagione che passa sempre più forte e sempre più dimenticato. E' sempre più evidente come il malaugurante colore dei capelli e la barba trotskista gli impediscano il salto ad una grande squadra.
Pradè 6: Improvvisamente afflitto da invecchiamento precoce, nel giro di quindici giorni si ripresenta alle telecamere con capello candido e occhiale scuro modello sandra mondaini. Inquietante.
Mauri 5: Nonostante un paio di episodi frutto di una chiara sindrome da daltonia temporanea, in cui passa dinoccolatamente la palla agli avversari, si fa notare soprattutto per un assist di tacco all’indirizzo di Kozak e per l’ormai proverbiale portamento di chi riesce a giocare a pallone come se stesse sorseggiando spritz nell’happy hour milanese. Dandy.
Hernanes 4: Dopo più di sessanta partite giocate tra Brasile e Italia ha più desiderio di un tour operator che di un pallone. Forse ancora frastornato per lo shopping natalizio nelle vie della capitale ostenta un passo da vasca lungo via del Corso e una presenza fisica consistente come quella di un budino. Probabilmente in preda a un paio di epifanie, in cui realizza di trovarsi in mezzo al campo da calcio, prova due di tiri in porta, per poi riprendere l’andatura da struscio domenicale.
Simplicio 4: Arnold, sovrastato per tutta la partita dallo strapotere fisico-tecnico di gente come Colucci e Parolo, riemerge nel finale per firmare uno dei suoi soliti gol, sempre tra i più ridicoli e paradossali del campionato. Ha anche il coraggio di esultare con entusiasmo, una vergogna.
L'Inter 4: Un allenatore bello e simpatico non vi salverà dal nostro odio.
Diamanti 3,5: Un po' Emanuele Filiberto, un po' Lapo Elkann, il sinistro di Rivaldo. Un tipetto odioso insomma.
Ranieri 2: Al 35esimo dentro Adriano e Borriello,fuori Vucinic e Menez, i cambi giusti per mettere la partita in ghiaccio, poteva levare De Rossi e mettere Cicoria-Tempestilli, per esempio. A parte tutto: Qualcuno si è accorto che la roma da due anni gioca a caso?
Il gol di Ibrahimovic 1,5:  Quando si dice palla a casaccio davanti per Ibra, poi fa lui. Lui infatti, da 35 metri e girato di 40 gradi dalla porta, mette il piedone come capita e la palla si spegne all'incrocio dei pali. Uno di quei gol che nemmeno batistuta a winning eleven. Nauseante.
Zarate 1: Si dà da fare ma anche questa giornata non riesce ad andare oltre l'uno sportivo.

Leon Blavatsky&Sophia Belbo

sabato 8 gennaio 2011

Esercizi di democrazia


Ore 12:04
Il tabellone che indica lo scorrimento dei turni dell’ufficio postale avvisa crudelmente L. che un cortese impiegato dall’aria inevitabilmente seccata si occuperà di lei solo dopo essersi prima occupato di altre 34 persone.
Senza perdersi d’animo e zittendo la voce del Senso del Dovere che le sibila implacabile: “Te l’avevo detto! Ci dovevi venire alle 9 alla posta, e invece alle 9 stavi rimandando la sveglia per la terza volta! e adesso? Eh? Sai che dovrai sospendere le funzioni diuretiche per recuperare il tempo di studio perso?” si reca, avvolta nel suo caldo maglioncino di cashmere, all’edicola davanti l’ufficio postale. Nella fretta di uscire ha dimenticato di portarsi dietro il libro che sta leggendo (sarà perché è “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”? No, vi prego, non ditelo al suo Senso del Dovere altrimenti la torturerà per notti intere con incubi in cui giovani suicidi piangono sulla bandiera della Repubblica Cisalpina), errore gravissimo, quasi mortale: se si ha intenzione di sopravvivere alle violente sommosse che puntualmente prendono vita nell’affollato e maleodorante ufficio postale (causate incontrovertibilmente dalla natura degli impiegati, decisamente più simile a quella di piante grasse munite di aculei che non a quella umana) è necessario munirsi di un diversivo che distragga, renda immuni alla tensione crescente nell’ufficio ed estranei da tutto ciò che vi avviene dentro.
Dicevamo, L. si avvia verso l’edicola, con un sorrisetto vagamente compiaciuto, pregustando il diffuso e onanistico diletto sottocutaneo che le procurerà l’acquisto de “Il Manifesto”.
Giunge, così, al bancone dell’edicola ancora intenta ad assaporare tutta questa piacevolezza, ignara che di lì a pochissimo il suo ameno stato d’animo sarà brutalmente messo in crisi.
Accanto a lei, una piacente signora bionda con figlioletto biondo al seguito: cappotto nero lungo appena fin sotto il sedere da cui spunta una calza nera coprente lucida (che sottintende l’assenza di gonna, così come la moda impone alle esponenti del gentil sesso, sprezzanti di età e/o condizione fisica); croce di diamanti (falsi) che s’insinua tra le grazie ed esalta un decolleté abbronzato e prosciugato dalla lampada; stivale tacco 7 nero di pelle con zip che strizza il polpaccio sodo come un uovo alla Bismarck, borsa extra large con le frange stile cow-girl, anch’essa nera di pelle; labbra dipinte color Laterizio di Siena contornate tono su tono dal tratto della matita color Melanzana alla Parmigiana, voce stridula e un po’ strascicata: “No capito, è che è ‘n regalo, così armeno vado sur sicuro!”, risata squittente e complice rivolta all’edicolante, “Che dici chicche’, questo je piace a zzio, eh?”. La signora interloquisce con l’edicolante armeggiando con degli oggetti che L. impiega qualche istante a mettere a fuoco.
L. guarda gli oggetti. Guarda la signora. Guarda l’edicolante. Guarda di nuovo gli oggetti. Guarda l’euro e trenta destinato al suo sollazzevole giornale. Ebbene sì: la signora sta acquistando un calendario, horribilis visu, con l’effige del compianto Benito. E il suo indugiare è dovuto all’incertezza se acquistare quello con sfondo tricolore e mezzobusto raffigurante il Duce nella classica virile posa con le mani poggiate sui fianchi, quello con sfondo tricolore e figura intera con braccio proteso in avanti, palmo steso, dita chiuse, o quello sfondo tricolore e un bel primo piano del faccione mastinesco e minaccioso che scruta l’orizzonte fiero e maschio.
L. viene presa dal panico, letteralmente. Ma…ma…ma lei sta davvero acquistando un calendario del Duce? Ma questo non si può fare! Qui, nel mio quartiere, dal mio edicolante di fiducia (di fiducia perché lo scorso anno, a campionato finito, espose simpaticamente una bandiera della Roma con un bel 4 verde bianco e rosso al centro), vicino a me esistono degli individui che gioiranno nello scartare un calendario del Duce, che tutte le mattine di tutti i mesi di un intero anno si alzeranno dal letto, gli occhi abbottonati, l’alito mefistotelico, contempleranno il volto del salvatore della Patria e su di esso annoteranno lieti eventi, appuntamenti, cicli mestruali e compleanni?
L. viene colta da particolarissime reazioni fisiche: la vista le si appanna, l’iperventilazione le fa girare la testa e aumentare il battito cardiaco, lo stomaco le brontola e le gambe le tremano, la voce del Senso del Dovere le urla furibonda “Reato! Reato! Reato!”. Il primo pensiero che la sfiora è di puro terrore, teme violente rappresaglie da parte di gruppi affiliati a Casa Pound, nascosti tra i verdi cespugli del suo residenzialissimo quartiere, una volta recitata all’edicolante la sua condanna ad alta voce: “Il Manifesto, grazie”. Ma poi una sensazione di orgoglio mista a sdegno s’impadronisce di lei. Deve reagire. Non può continuare a nascondere la sua appartenenza politica (come già tende a fare, d’altronde, con quella calcistica), anzi, la deve ostentare ed esprimere a gran voce: in fondo è lei a trovarsi dalla parte del giusto, la Costituzione, che dico, la Storia! è dalla sua parte. Ingaggia, così, coraggiosamente una sfida di nervi con l’italica avventrice dell’edicola: con aria sdegnata e un tono di voce eccessivamente alto esclama “Il Manifesto!”, rivolgendosi all’edicolante, ma lanciando contemporaneamente occhiate di soppiatto alla bionda custode della patria per valutarne le reazioni, sicura di raccogliere uno sguardo di audace disprezzo o, al contrario, un sussulto di vergogna. Niente. Solo qualche stridulo sospiro nell’affannosa ricerca degli spicci nel portamonete rosa a pailletes di Hello Kitty. L. rivolge lo sguardo attonito all’edicolante, il quale, senza aver mai perduto la sua neutra e cortese espressione di circostanza, le porge in brevissimo tempo la copia da lei richiesta a gran voce.
L. rimane lì interdetta per qualche istante, Il Manifesto nella mano ancora sospesa a mezz’aria, lo sguardo allucinato, la respirazione che stenta a torare al ritmo regolare, in attesa che qualcuno, il suo Senso del dovere, il Senso della Giustizia, la Storia, Marx, Lenin, Togliatti, qualcuno le suggerisca la corretta analisi della situazione. Sarà mai possibile che simili momenti di democrazia possano consumarsi così impunemente senza che altri che lei ne sembrino affatto indignati?