giovedì 10 febbraio 2011

Darwin, mi dispiace tanto.


Tutti gli esseri viventi hanno bisogno di mangiare. Ogni creatura ha trovato un modo più o meno dignitoso per soddisfare questa necessità biologica: i leoni sbranano cuccioli zampettanti e indifesi, le iene si accattano quello che lasciano i leoni, le balene saziano le loro 160 tonnellate di peso con particelle di plancton che neanche si vedono, le zanzare ci succhiano e spesso poi muoiono sotto pantofole assassine.
E l'uomo?
L'uomo, se ha fame, non trova un modo diretto per sfamarsi, come fanno tutti gli altri animali, no. L'uomo, se ha fame, deve prima guadagnare, e per guadagnare deve lavorare. Poi potrà mangiare. La specie più intelligente del mondo che fa questo ghirigoro immenso per farsi una carbonara. Il tempo che ci mettiamo noi a scrivere il curriculum, il leone ce lo mette per trucidare tre gazzelle.
E lavorare non è cosa leggera. Che si debba stare 15 ore al giorno in fabbrica, o a fare il minatore, o a costruire sotto il sole cocente, o a calciare un pallone per milioni di euro a settimana, o a fare giochi erotici col Premier dopo l'orario di scuola, lavorare è una fatica.
Più che Homo Sapiens, dunque, “Homo Masochisticus”. Ebbene voi non ci crederete, ma tra tutti gli esemplari di ominide ce ne sono alcuni (un'enorme quantità, a dire il vero) che non si accontentano di questo giro immenso, lo vogliono allungare. Questi sovrani assoluti del masochismo sostengono che prima di lavorare, ebbene sì, sia utile studiare.
In attesa che l'ineluttabile processo della selezione naturale elimini questi elementi così imbarazzanti per la specie, cerchiamo di capire a quali sciagure vada incontro un ominide-tipo di questa categoria che, per comodità, chiameremo Studente.
Una volta finita la scuola dell'obbligo, Studente decide che vale la pena stare ancora un po' economicamente col culo per terra, così si iscrive all'università. Qui c'è bisogno di un'ulteriore categorizzazione: il livello e il tipo di masochismo di Studente si misurano a seconda della facoltà che sceglie. Se Studente si segna a facoltà scientifiche (fisica, ingegneria, mettiamoci pure medicina, ecc.) si sta facendo del male perché le materie che studierà lo porteranno alla calvizie, alla misantropia, alla vecchiaia precoce. Tuttavia è molto probabile che, se otterrà la laurea prima delle esenzioni sui pannoloni, troverà un lavoro ben pagato e gratificante.
Ma la vera piaga sociale è rappresentata dallo Studente che opta per le materie umanistiche. Questo povero disgraziato si trova davanti circa un miliardo di esami che lo separano dalla laurea, ma non è questo il dramma peggiore: una volta ottenuta la triennale, si renderà conto che questa vale meno dell'attestato di partecipazione al corso di bricolage della parrocchia. Da qui Studente si impantanerà nel torbido circolo delle specializzazioni e dei master, per poi finire, a cinquant'anni, a friggere Chicken Mc Nuggets o a fare le televendite dei materassi.
Ma Studente si è appena iscritto a Lettere alla Sapienza e queste cose ancora non le sa. A lui basta, per ora, respirare l' aria intellettuale dei larghi corridoi in pseudomarmo, vedere i radical chic che sfogliano i libri di Palahniuk, per sentirsi parte di una cerchia di privilegiati.
Il sentore della crisi Studente lo avrà con i primi esami. Vorrà studiare all'università, cercherà una biblioteca, si renderà conto che le biblioteche a Lettere chiudono quasi tutte troppo presto e sono gremite di altri Studenti. Ci sarà un solo luogo in cui si potrà rifugiare. Questo luogo si chiama MUSEO DELL'ARTE CLASSICA.
Fuggite, sciocchi.
Il museo dell'arte classica è una struttura architettonicamente collegata alla facoltà di Lettere: piuttosto ampia, gremita di riproduzioni in gesso di tutte le sculture greche più famose. Probabilmente chi lo ha ideato ha pensato: ”Oh, questo luogo sprizza cultura da tutti gli orifizi! Mettiamo dei lunghi tavoli qua e là, in modo che gli studenti vengano qui a studiare”. Bello. Peccato che gli orifizi sprizzeranno pure cultura, ma non accolgono nemmeno un raggio di luce. Il museo è un covo di freddo e oscurità, umido, male illuminato dalle luci artificiali; le statue greche sembrano squadrare Studente con odio, temendo di essere da lui schernite per via dei loro nasi mutilati e dei loro organi genitali così dannatamente piccoli. Studente diventa paranoico, inizia a parlare da solo, l'oscurità gli schiarisce la pelle, lo porta alla quasi totale cecità. Passano gli esami, arriva la laurea triennale. Studente non è più il ragazzo spensierato e vagamente fatto che era al primo anno, il museo dei gessi lo ha cambiato. Ora è una specie di Gollum, ha bisogno degli occhiali anche per leggere i cartelli luminosi in autostrada, una Leopardiana gobba gli fa compagnia dietro la schiena, il Discobolo è diventato il suo migliore amico. E siamo solo alla triennale.
Se Darwin aveva ragione, non è possibile che individui del genere vengano risparmiati dalla ghigliottina della selezione naturale. Alla fase della nutrizione non ci arrivano nemmeno, secondo i miei calcoli. Chi esce dal museo dei gessi si riconosce, come si riconoscono i reduci del Vietnam. Facciamo un favore a loro e alla specie, cerchiamo di reintegrarli nel cerchio della vita: regaliamogli lampade abbronzanti e operazioni agli occhi, convinciamoli a fare provini per il Grande Fratello. Insieme possiamo farcela, Darwin sarà orgoglioso di noi.
.Come?...
Oh, scusate, ci sta il Discobolo che mi chiama, dice che è pronta la cena. Devo proprio andare, tessssori.

8 commenti:

  1. AHAHAHAHAH IN EFFETTI TUTTO QUADRA... SOLO CHE HAI DIMENTICATO CHI VA OLTRE AL DISCOBOLO... OVVERO IL MISERO BORSISTA DELLA BIBLIOTECA A CUI VENGONO DATE DELLE CHIAVI CHE APRIRANNO LE PORTE DELL'OSCURITA'. I MAGAZZINI SOTTO IL MUSEO DI ARTE CLASSICA (ERGO NEI SOTTERRANEI PIU' BUII DELLA SAPIENZA) CON LE GRATE DELLA FOGNA ROTTE E I FUNGHI ALLE PARETI... DALLA TERRA L'UOMO VIENE E ALLA TERRA ESSO RITORNA...

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  2. Hai davvero ragione, Anonimo. Non c'è mai fine al peggio...!
    F.A.Q.(FrivoleAmenitàQuotidiane)

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  3. ahahahah questa mi ha fatto davvero aprire gli occhi su me stessa, povera studente delle facoltà scientifiche... effettivamente già mi cadono i capelli è ho un certo mal di schiena, ma almeno studio in un luogo ben illuminato, anche se pregno dell'odore meraviglioso dello zolfo

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  4. Post ironico, amaro e scoraggiante.

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  5. povera bertolla! le sofferenze dei letterati non hanno mai fine! RESISTI!

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  6. Davvero divertente questo intervento,passavo per caso su questo blog,suggeritomi da un caro amico e devo dire che questa descrizione del giovane studente universitario,nel caso in questione quello di lettere,rispecchia molto la realtà dei fatti,anche se per esperienza personale anche in altre facoltà esistono locali molto inquietanti e angusti,questo mio amico si è imbattuto ad esempio nella biblioteca di una facoltà scientifica e dice che per una buona mezz'ora si è sentito protagonista di un film horror girando nei corridoi di quel posto...il Museo dei gessi mi manca,ma se capiterò alla Sapienza provvederò a farci una scappatina così farò amicizia col Discobolo. Un saluto e complimenti ancora
    Lucio

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  7. Caro Lucio, grazie tante dei complimenti! Non ti stupirai, spero, se ti dico che penso proprio di aver capito la tua identità...continua a saguirci!
    F.A.Q.

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